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WARBRINGER "Woe to the Vanquished" (Recensione)

Full-length, Napalm Records
(2017)
E’ molto interessante e anche leggermente divertente vedere come i generi musicali vengono, vanno e rinascono, di solito in un ciclo di venti anni anni e il Thrash Metal non fa eccezione. Ci sono sempre quelle band che restano fedeli alle proprie radici e continuano a martellare e ci sono quelle che sperimentano con il loro suono aggiungendo diverse sfumature. Ma in questo ciclo di vent’anni non si parla più delle band ormai stabilite nel panorama e il Thrash Metal ha generato molte band fantastiche in tutto il mondo.
Stabilitisi ormai nella scena Thrash Metal dal 2008, il nome dei Warbringer è riconducibile spesso ad argomentazioni riguardanti la guerra. Questo tema viene eseguito in classico stile Thrash Metal da molti anni ormai, diventando quasi consuetudine e sinonimi, pensare a “Disposable Heroes” dei Metallica, o “Holy Wars … The Punishment Due” dei Megadeth e “War Ensemble” degli Slayer. I Warbringer hanno firmato un contratto con la Century Media Records con la quale hanno rilasciato quattro album, dove ognuno di esso mostra sempre un miglioramento prima di passare alla Napalm Records, rilasciando con essa il loro ultimo lavoro, “Woe to the Vanquished”.

“Woe to the Vanquished” segue la linea dei lavori precedenti, in particolare quelle di “IV: Empires Collapse” con il quale condivide molte idee, portando così alla conclusione che se il precedente rilascio è stato di vostro gradimento questo sicuramente non vi deluderà. Tuttavia, c’è una sottile differenza tra i due: la prima metà di “Woe to the Vanquished” è veloce, pesante e brutale. L’album si accende rapidamente con il primo singolo rilasciato “Silhouettes”, traccia che ti stringe con forza grazie al suo riff iniziale per poi arricchire il tutto con un testo incentrato sull’ olocausto nucleare. Questa brutalità non si ferma qui, i Warbringer colpiscono attraverso la title-track, la quale dimostra quanto Kevill abbia possesso di una delle voci migliori del panorama Thrash Metal moderno prima di spostarsi a “Remain Violent”. Un ottimo commento sociale sulla crescita delle rivolte che si verificano nel mondo con un piccolo accento sulla brutalità della polizia, tema che lascerà di stucco i fan dei vecchi Sepultura.

Qualcosa però succede a metà dell’album, che onestamente, rende questo lavoro leggermente superiore ai precedenti. “Woe to the Vanquished” prende un percorso più progressivo con le tracce di chiusura dell'album, in particolare l’ultima, dal sapore epico. “When the Guns Fell Silent”, forse è una delle canzoni migliori scritte sulla prima guerra mondiale, dalla durata di circa dodici minuti. “When the Guns Fell Silent” racconta la storia della battaglia di Verdun, la più sanguinosa battaglia nella storia umana e i Warbringer non solo riescono a evocare la sensazione della battaglia, ma anche fare giustizia senza glorificare la battaglia.

“Woe to the Vanquished” è uno dei migliori album thrash metal pubblicati quest’anno e forse uno dei migliori mai sentiti negli ultimi anni. È veloce e brutale ma ha anche quel fattore di qualcos’altro che lo rende divertente. 
Con band come i Warbringer e gli Havok, il futuro del Thrash Metal è in mani sicure.

Recensione a cura di: Benito Stavolone
Voto: 82/100 

Tracklist:
1. Silhouettes 04:45 
2. Woe to the Vanquished 04:01 
3. Remain Violent 03:24 
4. Shellfire 03:59 
5. Descending Blade 04:15 
6. Spectral Asylum 05:34 
7. Divinity of Flesh 03:50 
8. When the Guns Fell Silent 11:11 

DURATA TOTALE: 40:59


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