04/10/17

NO GOOD ADVICE "From The Outer Space" (Recensione)

Full-length, Argonauta Records
(2017)

Una delle prime cose da prendere in considerazione sui No Good Advice è che ci si deve focalizzare unicamente sull' album nella sua interezza piuttosto che sui singoli brani. All'inizio infatti, ho scelto casualmente da questo "From the Outer Space" e non capivo molto, poi ho realizzato che in realtà sono piccoli componenti di un puzzle più grande. Questi italiani sono uno dei numerosi gruppi che mantengono viva l'importanza del concept album, soprattutto in questo genere. L'ultimo sforzo, continua la direzione stilistica seguita dal precedente EP “Prehistoric Overdrive”, portando avanti riff possenti e pesanti circondati da una atmosfera nebulosa e spaziale.
La produzione è tipica dello Stoner: "arretrata" e di vecchio stampo, ma senza mai togliere la brillantezza che permette il corretto sviluppo dei brani. Le tracce di apertura e chiusura, "The Great Dawn" e "Between the Earth and Space", insieme formano una unica traccia e seguono la solita tendenza dell'apertura, o chiusura: lenta e strumentale, per poi scoppiare nei granitici e cadenzati riff di "Space Surfers". La transizione da una traccia all' altra non è mai brusca grazie alle continue chiusure dedicate a vari effetti, utilizzati principalmente per non allontanare mai l'ascoltatore dal mood spaziale.

Nelle prime tracce del disco, il pandemonio viene liberato. Non è un album in cui bisogna attendere un climax per ottenere i picchi massimi di una canzone, non vi è quasi alcuna tregua e nemmeno riff che all' ascolto possano risultare forzati o sotto tono. "Black Monolith" esplode dopo pochi secondi, passando da ritmi lenti a riff ispirati e più veloci, arricchiti dall' azzeccato lavoro alla batteria e una eccellente prova vocale, senza dubbio una delle migliori tracce presenti nel lotto. Menzione speciale va a "Stoned Jesus", traccia per cui è stato realizzato un video ufficiale, che propone il gruppo torinese sotto una veste più Hard Rock e con una struttura molto più regolare e standard, ma non per questo meno ispirata delle altre. 

Le successive "Napalm Death" e "Suicide Inside" immediatamente mordono al collo, essenzialmente continuando dove "Black Monolith" ci aveva lasciato. I ritmi veloci si intrecciano alle parti sincopate, le quali si dimostrano incredibilmente tempestive e accattivanti. La batteria si dimostra udibile in tutti i suoi componenti spingendo il reparto ritmico quando necessario, aggiungendo molta dinamica. I piccoli dettagli fanno la differenza e aiutano per la buon riuscita. "Tears of the Universe" e "Mother of the Void" iniziano in modo pacifico, concentrandosi su una struttura più tradizionale completata da voci pulite e cori, una caratteristica adottata per tutto l'arco dell' album. Probabilmente non è il miglior disco della storia della musica, questo è sicuro, ma rimane un' ottima, aggiunta al panorama musicale moderno. 

Recensione a cura di: Benito Stavolone
Voto: 80/100

Tracklist:
1. The Great Dawn
2. Space Surfers
3. Black Monolith
4. Napalm
5. Suicide Inside
6. Stoned Jesus
7. Super Looper Groover
8. Astronaut Superstar
9. Mother of the Void
10. Tears of the Universe
11. Into Your Grave
12. Between the Earth and Space

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