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19/11/17

IMPUREZA "La caída de Tonatiuh" (Recensione)

Full-length, Season Of Mist 
(2017)

E' davvero impossibile resistere alla tentazione di dare un ascolto ad una band che si presenta come un misto tra brutal death metal e flamenco! Non è affatto uno scherzo: anche se non è la prima volta in assoluto che qualcuno cerca di miscelare ritmi ed atmosfere latine con la musica heavy, il connubio non era mai stato tentato in maniera tanto compiuta e tanto brutale allo stesso tempo.

E, per entrare totalmente nelle atmosfere dell'album, gli Impureza adottano un cantato in spagnolo e tematiche che rimandano alla cultura e mitologia azteca – essì che, pur essendo di origini latine, i membri fondatori sono tutti di cittadinanza francese. Pur esistendo da tredici anni, gli Impureza non sono mai stati molto attivi discograficamente, riuscendo a debuttare solo nel 2010, dando alle stampe questo secondo lavoro solo dopo altri sette anni. Ma si è trattata di un'attesa ben ricompensata, perché l'album riesce a superare persino il precedente ed ottimo “La iglesia de odio”, che già si presentava come un lavoro pienamente maturo. 

Le radici del loro sound sono in tutto e per tutto brutal/death, con ritmi forsennati al fulmicotone, tremolo-picking come se piovesse, vocals gutturali e selvagge. Ciò che piace è che le influenze etniche sono perfettamente incorporate, gli Impureza non si limitano a qualche interludio di flamenco frapposto tra riff di esclusiva matrice estrema, ma rivestono dei veri e propri fraseggi latini con distorsioni irraggiungibili ed intensità mortifere. In questo ricordano molto l'extreme metal dei Cryptopsy di metà carriera, mentre in alcuni frangenti rimandano davvero ai momenti più intensi di un disco come “Elements” degli Atheist. 

Il lavoro è integro nella sua identità, non c'è mai nessun elemento che appaia minimamente fuoriposto, al punto che persino l'uso, non invadente ma nemmeno occasionale, di parti vocali pulite appare assolutamente in linea con la loro identità musicale. Ancora più variopinto e convincente di quanto fatto prima, “La Caida de Tonatiuh” è, insomma, solo l'ennesimo gioiello che il metallo estremo è stato capace di regalarci in questo affollatissimo 2017. 

Recensione a cura di: Fulvio Ermete
Voto: 75/100

Tracklist:
1. Lamentos de un condenado 03:03
2. Sangre para los dioses 06:17
3. Otumba, 1520 05:25
4. El Dorado 00:55
5. Abre-aguas (En la tormenta de Tlaloc) 05:11
6. Leyenda negra 04:58
7. Corazón al cielo (Homenaje a Paco de Lucía) 01:29
8. Camino hacia Mictlán 03:49
9. El nuevo reino de los ahorcados 05:04
10. Último día del Omeyocán 04:19
11. La caída de Tonatiuh 05:58
12. La llegada de los Teules 03:43

DURATA TOTALE: 50:11

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