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LOCK UP "Demonization" (Recensione)

Full-length, Listenable Records  
(2017)

In questo 2017 così ricco di uscite estreme il nuovo album dei Lock Up è passato un po' sotto silenzio. Il che mi dispiace molto, perché non è facile trovare una all-star band che sia tanto longeva: segno che tutti i musicisti all'epoca coinvolti nel progetto credevano veramente in quello che stavano facendo, ovvero dare testimonianza ad un modo di intendere il metallo estremo che ha fatto la storia, e che adesso è magari un po' demodè.

Sono passati quasi venti anni dalla loro formazione, e sono sempre riusciti a mantenere una line-up più o meno stabile a dispetto dei lunghi anni che sono trascorsi e del fatto che si tratta, per tutti loro, di un gruppo secondario. La sezione ritmica, affidata all'iconico Shane Embury al basso e al bravissimo Nicholas Barker alla batteria (davvero un peccato che non abbia più trovato una collocazione degna), già da anni ha trovato degno complemento nella chitarra di Anton Reisenegger (che già coi Criminal mostrava una parentela col genere suonato) mentre al microfono fa la sua nuova comparsa il bravissimo ed adattissimo Kevin Sharp, che con il suo growling variegato e sguaiato non fa di certo rimpiangere i suoi illustri predecessori (Peter Tagtgren ed il molto più longevo Tompa Lindberg, oramai troppo impegnato con gli At the Gates). 

Se l'obiettivo della band era quello di omaggiare il grind death degli anni ottanta (alla Terrorizer, per intenderci), non possiamo certo dire che qualcosa sia cambiato negli anni: si tratta di pezzi molto brevi ed iperveloci, agili nella struttura e nell'esecuzione che, pur non rifiutando qualche momento di pesantezza ed atmosfera, cercano sempre e comunque di scappare alle orecchie cambiando riff e velocità di esecuzione in continuazione. L'assoluto capolavoro della band rimarrà sempre e comunque quel “Hate Breeds Suffering” che ancora vedeva alla chitarra il compianto Jesse Pintado (non a caso fondatore dei Terrorizer), ma bisogna dire che questo “Demonization”, così come anche “Necropolis Transparent” di cinque anni fa, risulta un lavoro davvero degno, che non sembra mai tirato via a caso, per quanto c'è da scommettere che la spontaneità abbia rivestito davvero un grande ruolo nella composizione dei brani. 

Forse non sarà un disco all'altezza delle cose migliori del genere, ma di sicuro rimane un lavoro degnissimo di nota in questo panorama sempre più plastificato e privo di nuove leve di particolare rilievo.

Recensione a cura di: Fulvio Ermete
Voto: 74/100

Tracklist:
1. Blood and Emptiness 03:10
2. The Decay Within the Abyss 03:00
3. Locust 02:16
4. Demonization 05:22
5. Demons Raging 02:48
6. Desolation Architect 03:18
7. Instruments of Armageddon 02:26
8. Sunk 02:34
9. The Plague That Stalks the Darkness 03:01
10. Foul from the Pure 03:18
11. Mind Fight 01:59
12. Void 02:40
13. Secret Parallel World 02:01
14. We Challenge Death 04:01

DURATA TOTALE: 41:54

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