MUON “Gobi Domog” (Recensione)


Full-length, Karma Conspiracy Records
(2018)

Karma Conspiracy Records è una label che sa sempre farsi valere con band di assoluto spessore artistico e che hanno il merito di sapersi distinguere in un mare di noia e paura di osare. Questa volta ci propone i Muon, band tricolore (Venezia) che ci prende a martellate i timpani e ci fa soffriggere il cervello in una padella bella untuosa e lercia, per un incrocio tra doom, slude, stoner e tutto ciò che ha a che fare con termini come "pesantezza" e "malattia". Essendo un debutto, questo “Gobi Domog”, non ci svela troppo riguardo le vicissitudini passate di questa band, se non che sappiamo sia nata attorno al 2004, ma una cosa è sicura: ne vedremo delle belle.

Poggiandosi nei territori musicali a cui accennavo prima, questi quattro ragazzi ci sbattono in pieno muso una prima song intitolata "Never Born", pezzo nel quale la band si muove lentamente ed in modo minaccioso, creando un bel mantra sonoro che ci riporta in mente Electric Wizard, Yob e Sleep. Il basso, come spesso avviene in proposte di questo tipo, è distorto e lacerante, le voci sono allucinate al punto giusto e le chitarre hanno quel "fuzz" che riesce a riempire ogni angolo di suono. La seguente "The Second Great Flood" mi ha riportato in mente ancora di più gli Electric Wizard, mescolati idealmente a gruppi come Kyuss e Ufomammut, con la voce che si insinua malevola e drogata nelle piaghe sonore di un tessuto musicale che appare sempre in bilico, che cerca di navigare tra fiumi di magma lavico e paludi infernali.

"Stairway To Nowhere" inizialmente si sorregge su un basso e una batteria scarni, per poi deflagrare con l'unione di tutti gli strumenti. Interessante l'uso della voce, che nuovamente sembra distaccarsi dalla pesantezza degli strumenti, ed opta per un approccio lisergico e fluttuante, in grado quindi di creare una contrapposizione molto interessante tra i due reparti. Nella parte centrale abbiamo un rallentamento di ritmo e dei riff letteralmente da manuale del doom, con una vena psichedelica molto azzeccata che ci trascina dritti nell'abisso mentale più profondo! Bellissima canzone, probabilmente la mia preferita del lotto.
Chiude "The Call Of Gobi", aperta da un riff quasi grungy, ma sempre infettato di doom, con colpi decisi di batteria, come a scandirne una marcia funebre ma al tempo stesso solenne. Si prosegue sui soliti binari delle precedenti per oltre dieci minuti, dove possiamo trovare di tutto, dal grunge dei Nirvana periodo "Bleach" fino al doom-stoner più rancido e rumoroso. Insomma un pezzo che non aggiunge troppo a quanto ascoltato finora, ma che sa anche sorprendere per alcune accelerazioni in stile High On Fire-Motorhead che non stonano affatto.

Una prova molto convincente, questa dei Muon. Un debutto che getta le basi (potentissime e pesantissime) per un futuro che potrà essere solo positivo perchè ormai, essendo io uno scribacchino da anni, quando ascolto una band riesco a capire bene se ho tra le mani un fuoco di paglia o meno. 
Se i Muon mi deluderanno e vi deluderanno vorrà dire che dovrò smettere di scrivere. Bravi!

Recensione a cura di: Sergio Vinci "Kosmos Reversum"
Voto: 82/100

Tracklist:
1. Intro (I Feel Doomed)
2. Neverborn
3. The Second Great Flood
4. Stairway To Nowhere
5. The Call Of Gobi

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