TERRORIZER "Caustic Attack" (Recensione)


Full-length, The End Records 
(2018)  

Che sia la volta buona? I Terrorizer erano tornati nel 2006, con ancora alle chitarre l'indimenticabile Jesse Pintado, ma “Darker Days Ahead” non aveva fatto pieno centro, nonostante la tracklist attingesse, per circa la metà, dai loro vecchi demo. Sandoval aveva tentato di resuscitare il glorioso moniker sei anni più tardi, dopo la fuoriuscita dai Morbid Angel ed i suoi problemi alla schiena: il risultato, “Hordes of Zombies”, ancora una volta non lasciava un segno indelebile. 

Poi un silenzio prolungato, il timore che fosse finita per sempre, fino alla notizia che l'inarrestabile Sandoval, forte della sua nuova ritrovata fede, ci stava riprovando, con una formazione ancora una volta rimaneggiata, in cui figurano Sam Molina al basso ed al microfono e niente popò di meno che Lee Harrison (si, proprio il batterista dei Monstrosity) alla chitarra. E, finalmente, il risultato è una bomba: era impossibile pensare di bissare quell'enorme capolavoro che 29 anni fa rivoluzionò il mondo del metallo estremo, ma “Caustic Attack”, nonostante una copertina sinceramente anonima, è davvero un degnissimo successore dell'intramontabile “World Downfall”. 

Cominciamo innanzitutto dalle fondamenta, ovvero dal granitico e devastante lavoro dietro le pelli di Pete “Commando” Sandoval, che nei 14 pezzi di questo disco ci offre una prestazione che gli consente di risollevare finalmente una reputazione che, da almeno quindici anni, era andata appannandosi. Il suo drumming è devastante, in pochissimi sanno essere nervosi, fulminei e brutali come lui – daltro canto, stiamo parlando dell'uomo che, assieme a Mike Smith dei Suffocation, ha codificato il modo di suonare la batteria estrema dell'era post-Lombardo. Anche se la vera sorpresa è costituita dalle chitarre di Lee Harrison: sapevamo benissimo che il mainman dei Monstrosity era un bravissimo batterista, ma di certo non avevo idea che fosse un chitarrista altrettanto competente! Il suo approccio è inarrestabile, frammentato e variegato, in costante movimento e mutazione. Troviamo il riffing grindcore e dinamico a farla da padrone che si alterna con uno più pesante e plumbeo alla maniera death, con uno spirito thrash a fare da collante tra le due anime del lavoro. 

Personalmente ritengo che più i Terrorizer rimangono fedeli alle radici più riescono: sono proprio i momenti più low tuned e posati (“The downtrodden”, “Wasteland”) a rallentare, anche qualitativamente, la corsa di un disco altrimenti inarrestabile. Certi pezzi non avrebbero davvero sfigurato 29 anni fa (“Turbulence”, la title-track, “Devastate”, “Infiltration”), ed è tutto dire su un album che è davvero da godersi fino in fondo e che ci avrebbe fatto impazzire a prescindere dal nome stampigliato sulla copertina. Bentornati, Terrorizer! 

Recensione a cura di: Fulvio Ermete
Voto: 79/100

Tracklist:
1.Turbulence 01:59
2.Invasion 01:56 
3.Conflict and Despair 02:04 
4.Devastate 03:10 
5.Crisis 04:14 
6.Infiltration 04:58 
7.The Downtrodden 04:12 
8.Trench of Corruption 04:14 
9.Sharp Knives 03:05 
10.Failed Assassin 03:17 
11.Caustic Attack 01:01 
12.Poison Gas Tsunami 01:12 
13.Terror Cycles 03:47
14.Wasteland 04:43 

DURATA TOTALE: 43:52

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