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DESTRUCTION "Born To Perish" (Recensione)


Full-length, Nuclear Blast 
(2019)

Che botta questo Born To Perish! I Destruction versione 2019 si presentano con una formazione a quattro elementi, ad irrobustire ancora di più il loro sound, e riconfermano la loro maestria nel maneggiare materiale altamente thrash metal. Componenti storici del Big Four Teutonico, nonostante i quasi quarant’anni di onorata carriera, continuano a macinare riffs a tutta velocità con una invidiabile convinzione che li porta a dare punti di distacco a tanti giovani scolaretti. 

I tedeschi rappresentano la versione più diretta e violenta del thrash metal. Nella loro lunga carriera non si sono mai allontanati più di tanto dalla via maestra e questo porta a due considerazioni sulle loro nuove uscite. Da una parte non ci sono particolari aspettative su possibili evoluzioni o stravolgimenti, dall’altro sono un porto sicuro per gli amanti di certe sonorità. Quel che fa la differenza in una formula reiterata nel tempo sono l’ispirazione, la qualità, la determinazione, tutte caratteristiche che ai nostri non sono mai mancate. 
Passando ad analizzare il nuovo album c’è una prima conferma: non c’è niente di nuovo eppure è terribilmente coinvolgente, grazie ad una band coesa, capace di sprigionare una grande energia. Il trittito iniziale ("Born to perish", "Inspired by death" e "Betrayal") è un monolite che ci arriva dritto in faccia, puro thrash metal, diretto, quadrato. La composizione dei pezzi è da manuale, con quei cori da stadio coinvolgenti, la voce di Schmier è corrosiva come sempre, marchio di fabbrica dei nostri, e dove non arriva l’ispirazione arriva l’esperienza a colmare i buchi. Il coro di "Born to perish" è esaltante, entra in testa già dal primo ascolto. Si rallenta con "Rotten", ed anche qui è un refrain riuscito a tenere alta l’attenzione. "Filthy Wealth" è l’unico filler dell’album, pezzo in cui giocano a fare i Motorhead, ma il gioco non riesce. Peccato per la parte centrale che cambia totalmente atmosfera e vive di vita propria con un riffing, una linea vocale e un solo molto riuscito. 

La successiva "Butchered for life", brano centrale dell’album, è anche la più complessa e la migliore delle canzoni proposte. Inizia lenta con un arpeggio suggestivo in cui un insolito Schmier con voce pulita ci delizia nell’unico momento di tranquillità dell’album, per poi crescere e sfociare in una sequenza di riffs articolati ed altamente dinamici, in cui si incastrano dei solo di ottima fattura che ci fanno apprezzare le qualità tecniche ed il feeling dei chitarristi. "Butchered for life" è un nuovo classico dei Destruction. I successivi "Tyrants of the netherworld", "We breed evil", "Fatal flight 17" e "Ratcatcher", sono dei classici pezzi tritaossa che si ricollegano al trittito iniziale per intensità, violenza e atmosfera decisamente thrash, tra stop’n’go ed uno Schmear sempre presente, ispirato come non mai nel trovare le melodie ed i cori giusti. Un suono compatto, indice di una produzione riuscita mette in luce tutti gli strumenti in un perfetto equilibrio in cui una batteria sopra gli scudi è la base solida su cui poggiano le chitarre con il loro riffing tagliente. 
Mestieranti del thrash, ispirati e violenti, si arriva alla fine dell’album con la sensazione piacevole di aver ascoltato un grande album. 

Recensione a cura di John Preck
Voto: 80/100 

Tracklist:
1. Born to Perish 05:20
2. Inspired by Death 04:16 
3. Betrayal 04:05
4. Rotten 04:49 
5. Filthy Wealth 04:01 
6. Butchered for Life 06:43 
7. Tyrants of the Netherworld 03:41 
8. We Breed Evil 05:16 
9. Fatal Flight 17 04:27 
10. Ratcatcher 04:02 
11. Hellbound (Tygers of Pan Tang cover) 03:38 

DURATA TOTALE: 50:18

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