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URIAH HEEP "Very 'eavy...Very 'umble" (Recensione)


Full-length, Vertigo
(1970)

Probabilmente poco conosciuti ai più, eclissati da realtà più note quali Black Sabbath e Deep Purple, i britannici Uriah Heep rappresentano una vera e propria istituzione nonchè uno dei maggiori riferimenti mondiali nello sviluppo del genere heavy metal nell'accezione più comune del termine. Da sempre ingabbiati nel proprio concetto musicale sempre tipicamente in bilico tra bordate di puro hard rock e fortissime influenze progressive il combo londinese ha pubblicato nel corso degli anni capolavori su capolavori a partire dal 1969 ad oggi, senza soluzione di continuità tenuti sempre in vita intorno all'immagine di un musicista spettacolare del calibro del chitarrista Mick Box.
Troppo "melodici" per gli amanti delle sonorità più dure, troppo rumorosi per gli amanti del puro progressive, gli Uriah Heep sono probabilmente la band più coraggiosa ed a detta di molti più talentuosa dell'epoca.

Nati nel 1969 sotto lo pseudonimo Spice trainati dal chitarrista Mick Box il quale, lanciato dal produttore Gerry Bron "scoprirà" il sound di purple-iana memoria assoldando il virtuoso tastierista Ken Hensley e dotandosi di un'ugola di livello assoluto del calibro di David Byron (che sarà il primo di una lunga serie di vocalist spettacolari, da sempre punto fisso della band inglese). "Very 'eavy...very umble" rappresenta per l'appunto il debutto dicografico del combo, un lavoro per certi versi ancora un pò acerbo ma che al suo interno contiene classici che rappresenteranno (e tuttora rappresentano) veri e propri cavalli di battaglia specie in sede live. Accolto malissimo dalla critica (Melissa Mills di Rolling Stones dichiarò testualmente di doversi suicidare qualora questi Uriah Heep avessero avuto successo...) l'album fonde alla perfezione le atmosfere hard rock a quei tempi peculiarità dei Deep Purple con l'avvento di Gillan, ed un certo retrogusto folkish oltre che un forte accento progressive dettato dalle tastiere di Hensley.

Parlavamo di un sound acerbo, di una band che non ancora riusciva ad inquadrare al meglio le proprie sonorità ma che riusciva in maniera incredibilmente sorprendente anche a far scorgere importanti segnali sul futuro musicale della band. Ma parlavamo anche dei classici, perchè nel mezzo dei 40 minuti di durata complessiva vedranno la luce vere e proprie perle del calibro di "Gypsy", "Come Away Melinda" o "Dreammare". In particolar modo la prima, rimarrà scolpita nelle menti di tutti gli amanti di certe sonorità, un pezzo in cui sono proprio le tastiere di Hensley a farla da padrone nei suoi sei minuti di durata che arrivano addirittura a raddoppiare in sede live, degno trampolino di lancio della band che probabilmente nella storia non avrà mai omesso di proporre in sede live questo vero e proprio monumento della musica degli Heep. Nella successiva "Walking in your Shadow" è invece Mick Box a prendere il sopravvento con un riffing deciso ed un pezzo che riesce a miscelare alla grande tanto le nuove sonorità quanto un certo retrogusto maggiormente pop metabolizzando la lezione dei primissimi Deep Purple. La già citata "Come Away Melinda" è invece un pezzo soffice, una ballata a tratti solenne ed emozionante dal forte impatto emotivo, che apre la strada a "Lucy Blues" che, come suggerisce il nome stesso, è giocata interamente su sonorità decisamente più bluesy con Hensley alle prese con un piano classico.

"Dreammare" apre il lato B dell'opera con un rimando a quelle sonorità più complesse cui la band ci abituerà negli anni successivi; scritta dal bassista Newton il pezzo vede salire sugli scudi Byron le cui doti vocali impressionano. Passata la forse meno rappresentativa "Real Turned On" si procede spediti con l'intricata "I'll Keep on Trying" pezzo introdotto da un fondersi di chitarra, tastiere e l'ugola di Byron trasformata nell'occasione quasi a strumento aggiunto. "Wake Up (Set your Sights)" chiude invece il lavoro fondendo il sound dei britannici con interessanti strumentazioni orchestrali che troveranno il culmine con il secondo lavoro ("Salisbury") e che dimostrano, più di ogni altra cosa, di come gli Uriah Heep rappresentano senza ombra di dubbio il gruppo più "ricercato" dell'hard rock dei primi seventies, dimostrando anche come quel concetto di prog maggiormente accomunabile alle sonorità più dure, sono stati probabilmente loro ad introdurlo.

Recensione a cura di Luca di Simone
Voto: 75/100

Tracklist:01. Gypsy (Box, Byron) – 6:37
02. Walking in Your Shadow (Byron, Newton) – 4:31
03. Come Away Melinda (Hellerman, Minkoff) – 3:46
04. Lucy Blues (Box, Byron) – 5:08
05. Dreammare (Newton) – 4:39
06. Real Turned On (Box, Byron, Newton) – 3:37
07. I'll Keep on Trying (Box, Byron) – 5:24
08. Wake Up (Set Your Sights) (Box, Byron) – 6:22

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