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Alla ricerca del Silmaril: EMYN MUIL (Intervista)



Emyn Muil è un one-man project della provincia di Bari fondato nel 2012 da Saverio Giove, alias Nartum, che propone un epic/atmospheric black metal ispirato alle opere di J.R.R. Tolkien. Dopo aver recensito nelle nostre pagine il terzo album in studio "Afar Angathfark" (recensione QUI), uscito nel 2020 sotto l'etichetta Northern Silence Productions, abbiamo contattato la mente nascosta dietro a questo affascinante progetto per una breve intervista. 

1- Ciao Saverio, benvenuto a Heavy Metal Maniac! Vuoi presentare ai nostri lettori che ancora non lo conoscessero il progetto Emyn Muil? Come nasce e quali percorsi concettuali e musicali intende seguire? 
Ciao Alessandro! Ciao a tutti i lettori del Heavy Metal Maniac! Al momento Emyn Muil è solo uno dei tanti progetti che avevo in mente di sviluppare. Per chi non lo sapesse all'inizio, precisamente nel 2008, ho creato una sorta di etichetta / brand personale, la Nartum Art - Music Projects, utile solo a contenere quelli che dovevano essere i miei progetti musicali principali, cinque per la precisione, ognuno dei quali doveva rappresentare uno dei miei generi preferiti. Emyn Muil ad esempio è nato per esprimere la mia passione per Tolkien e il genere Epic Black Metal: essendo un grande fan dei Summoning, ho sempre voluto seguire il percorso del duo austriaco portando avanti, per quanto possibile, una parte della loro eredità degli anni '90 e inoltre sono sempre stato affascinato dalle opere di Tolkien quindi per me è stata una scelta obbligata per così dire. 

2- Emyn Muil è l'ultimo dei tuoi progetti appartenenti a quello che hai definito Nartum Music Project, di cui fanno parte anche Valtyr e Ymir. Parlaci in breve di questi ultimi e dell'evoluzione che ha portato fino ad Emyn Muil. 
Tutto è iniziato quando ho scoperto per la prima volta il concetto di “one man band”; come ho detto all’inizio, volevo creare cinque progetti come parte di uno più grande chiamato appunto Nartum Art - Music Projects, il marchio che li contiene tutti. Ogni progetto doveva rappresentare i miei sottogeneri black metal preferiti: Viking, Epic, Space Doom, Old School e Ritual ambient. Ho sempre voluto esplorare e dedicarmi a tutti questi stili musicali perché fanno parte della mia personalità e tutti i progetti sono in qualche modo collegati tra loro; per esempio Ymir nacque con lo scopo di esplorare la parte più introspettiva della mia mente, come una sorta di viaggio interiore primordiale, legato ad atmosfere spaziali sci-fi. Valtyr nacque invece per esprimere la mia passione per la mitologia norrena e quel periodo storico, quindi è il mio personale omaggio a quella cultura e mondo. Col tempo poi mi sono reso conto che, a causa delle circostanze lavorative e di vita, non ero in grado di portare a termine tutti i progetti che avevo pianificato, e visto che l'album di debutto di Emyn Muil era andato molto bene ho deciso di concentrarmi solo su quest'ultimo. Ma le circostanze possono sempre cambiare, magari un giorno riprenderò in mano il progetto originale! 

3- "Afar Angathfark" è il terzo album di Emyn Muil. Cosa significa il titolo e cosa hai cercato di proporre musicalmente di diverso rispetto ai due lavori precedenti? 
“Afar Angathfark!”, ovvero “for the forge of my soul!” è in realtà un grido di battaglia degli Orchi che poi ho usato come riferimento alla forgiatura dei Silmaril e di come questi abbiano scatenato la guerra che tutti noi fan tolkeniani conosciamo. Ho voluto in qualche modo “fondere” le sonorità dei primi due album, con i toni più cupi e a tratti lenti del primo album e le atmosfere orchestrali del secondo, aggiungendo qualche elemento in più come i cori maschili e un uso più approfondito del violino e del violoncello. Volevo che questo album fosse la degna conclusione di questa prima trilogia e doveva essere in qualche modo coerente con quelli precedenti.

4- Sei fiero del risultato finale dall'album o cambieresti qualcosa? E come è stato accolto dal pubblico? 
Sono molto soddisfatto del risultato finale: potendo mi sarei avvalso di qualche collaborazione esterna in più, ma tutto sommato rispetto agli album precedenti penso di aver aggiunto un tocco di qualità in più. Cerco sempre di migliorare qualcosa di album in album e questo è il più ambizioso da quando ho iniziato a comporre: penso che i fan lo abbiano notato e lo hanno accolto con grande entusiasmo! Da quando ho aperto i preordini sono stato sommerso dalle richieste e ho esaurito le scorte anche prima del rilascio ufficiale! Non è mai successo prima e vorrei ringraziare personalmente tutti i miei fan, vecchi e nuovi, per avermi dato nuovamente fiducia! 


5- Parliamo di ciò che è alla base del progetto, ovvero le opere di J.R.R. Tolkien, che hanno ispirato una buona fetta del panorama black metal più o meno recente. Cosa attrae secondo te dei suoi scritti al punto di rappresentare il fulcro di quasi un'intera scena musicale? E cosa ti affascina di più del suo mondo e ti ha spinto a dar vita attraverso di esso a questo progetto? 
Prima di Tolkien sono sempre stato affascinato dalla mitologia norrena e l'ho studiata per un po’ di tempo. Quando ho scoperto che Tolkien era fortemente ispirato da questo tipo di cultura non ho potuto fare a meno di innamorarmene all'istante! Personalmente non ho mai relegato i suoi romanzi al semplice genere fantasy: per me sono qualcosa di più, c'è uno studio filologico così vasto e approfondito che nulla è stato lasciato al caso. Tutto nasce da un mix di culture, storie e saghe storicamente esistite e reinterpretate, creando un vero e proprio universo alternativo vivo e credibile. E il Silmarillion è come se fosse la Bibbia di questo universo: sono tante le storie che si possono raccontare ed è una fonte inesauribile di ispirazione. Penso che sia questo l’elemento che attrae così tante band a dedicare la propria creatività a questo immaginario straordinario; almeno per me è cosi.

6- In cosa credi che Emyn Muil si differenzi dalle molte altre band epic/atmospheric black metal ispirate alle opere del Professore? Qual è insomma la tua visione personale e musicale del tema? 
Mi sento dire spesso che sono “l’erede dei Summoning”, epiteto affibbiatomi con accezioni sia positive che negative, che personalmente prendo come un complimento! Se riesco a fare breccia in quella fascia d’utenza nostalgica del periodo anni ’90 posso ritenermi più che soddisfatto. Non ho mai preteso di dovermi differenziare o di dover innovare il genere, ma solo di omaggiarlo a modo mio, portando avanti la tradizione con in più un tocco personale. Poi in realtà dipende molto dal periodo e dal mio grado di ispirazione: mi lascio sempre guidare dall’istinto e finora ha funzionato. 

7- Parliamo delle tue influenze musicali e dei tuoi gusti personali. Prova a farlo senza citare i Summoning, per favore... 
Un sound che mi ha sempre ispirato per le parti più oscure è sempre stato quello di Lord Wind, il side project di Rob Darken dei Graveland: sono sempre stato influenzato dalle sonorità kolossal dei primi album, e ho sempre reso loro omaggio in tutti i miei album e continuerò a farlo in futuro! Mortiis ed Elffor hanno anche contribuito a plasmare le mie idee per le parti più atmosferiche, oltre alle colonne sonore dei film fantasy. E comunque ho fatto una gran fatica a non citare i Summoning! Ahahah 

8- Come giudichi il proliferare nell'ultimo decennio delle one-man band o di progetti a due componenti soprattutto in ambito atmospheric e depressive black metal? E in base alla tua esperienza ritieni la scena nostrana in grado di dare loro visibilità? 
Essendo io una one man band, penso che tutti debbano avere l'opportunità di esprimere le proprie idee e la propria sensibilità verso un genere a cui sono particolarmente legati. D'altronde il rischio è anche che un genere di nicchia finisca per saturarsi molto presto, ma ormai è un'onda inarrestabile. Forse posso considerarmi fortunato perché ho iniziato in un'epoca in cui non era ancora così diffuso, soprattutto in Italia: coloro che invece si stanno preparando ad entrare in questo mondo affascinante potrebbero avere qualche difficoltà in più ad emergere.

9- In "Afar Angathfark" hai collaborato con la cantante yodel Hildr Valkyrie, con il cantante David Rubini e con la violoncellista Laura Màrr. Intendi anche in futuro rivolgerti a elementi ospiti per aggiungere al tuo sound sfumature canore e musicali variegate? 
Dipenderà dallo stile che vorrò adottare per l’album in questione: comunque sì, sono sempre aperto all’idea di avvalermi di collaborazioni esterne per raggiungere meglio il risultato che ho in testa. 

10- In chiusura, come pensi di evolvere il sound in futuro? E c'è qualche strumento che suoni o vorresti imparare a suonare per aggiungere un tocco più particolare ai tuoi lavori? 
Questo non so dirlo, non ho piani ben definiti su come evolvere il sound: sicuramente, come ho già detto, mi piacerebbe che ogni album avesse qualcosa di diverso rispetto ai precedenti. Qualche elemento di novità ci sarà, senza tuttavia snaturare un progetto nato per essere “l’erede dei Summoning”. Non vorrei deludere le aspettative della fan base! Ci sono strumenti che vorrei imparare a suonare ma che poco hanno a che fare con Emyn Muil, le cui componenti più importanti rimarranno synth e tastiere. 

11- Concludi pure con tuo pensiero... 
Grazie mille a tutti i lettori che sono giunti alla fine di questa chiacchierata! Un abbraccio a tutti i miei fan: mantenete viva la fiamma nera dell’underground! 


Intervista a cura di Alessandro Pineschi

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