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REPAID IN BLOOD "Reflective Duality" (Recensione)


Full-length, Independent
(2021)

Descrivere accuratamente la seconda fatica full-length degli statunitensi Repaid in Blood non sarà per nulla facile né scontato: ascoltare “Reflective Duality" (uscito in formato digitale il 21 Gennaio 2021) è come visitare un Paese crocevia di più culture come l'isola di Malta, punto di incontro tra Cristianesimo e Islam, Europa e Africa, cultura mediterranea e anglosassone, dove la lingua è araba ma scritta con i caratteri latini, dove le case hanno architettura siciliana ma sorgono su strade con guida sulla sinistra. Resti spiazzato. Piacevolmente spiazzato. Ecco perché il lavoro del quintetto (con bassista non accreditato) di St. José in California è un viaggio in un death metal che rompe tutti i canoni, fondendosi con djent, metalcore, deathcore, mathcore, neoclassical ed avant-garde metal. Scordatevi dunque la cattiveria dei Morbid Angel e la brutalità assoluta dei Cannibal Corpse, anche se in ogni modo Reflective Duality non è affatto un album che esclude l'energia rabbiosa tipica del death metal più classico; infatti accostata a quest'ultima troviamo tempi dispari, vocals tipiche del deathcore, breakdown e virtuosismi di chitarra fortemente ispirati alla musica classica. La produzione del disco è pulita e chiara, lasciando intendere un notevole ed accurato lavoro di mixaggio, con risultati più che buoni trattandosi di un disco auto-prodotto. 

L'album (impreziosito da diversi featuring) si compone in tutto di 8 tracce per poco più di mezz'ora di lunghezza totale; come traccia più rilevante, che è la summa del sound proposto nel disco, mi permetto di consigliarvi “Thots and Purveyors", che per giunta è la track più lunga con i suoi 5 minuti e 16 secondi. La copertina, realizzata nello stile degli albi americani classici dei comics di scuola DC e Marvel, mostra la capitale degli States in fiamme con un inquietante elicottero nero in volo; tutto ciò lascia trasparire le preoccupazioni per le forti tensioni politiche e sociali oltreoceano dell'ultimo anno, sebbene lo stesso gruppo abbia affermato che Reflective Duality non è un disco schierato con alcun partito, bensì un'opera “nerd-metal". In ultima analisi, penso che questo lavoro progressive meriti un bel 76/100 e che possa portare una ventata di aria fresca nel death metal, sebbene possa anche fare storcere il naso ai più puristi del genere, legati alla lezione dei Morbid Angel; tuttavia, già i Death avevano creato il canone per poi distruggerlo e ricrearlo, ispirando una miriade di stili e scene locali, ciascuna con un modo proprio di suonare ed intendere il death metal. Chissà che, così come In Flames, Dark Tranquillity ed At The Gates rappresentano il Gothenburg Sound, un giorno, i Repaid in Blood non possano doventare capofila del nuovo “St. José Sound".

Vorrei dedicare questa recensione alla memoria di mio papà Walter, ringraziandolo per avermi infuso tante passioni che oggi rendono piena la mia vita, tra le quali proprio quella per la buona musica rock e metal. 

Lupo Thrasher
Voto 76/100

Tracklist:
1. Intro 
2. Wake Up, Time to Die 
3. Thots & Purveyors 
4. He's No Good to Me Dead 
5. Ritualistic Stoning 
6. Rebel Scum 
7. Dave's Not Here Man 
8. Molotov Circumcision

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