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DESTRUCTION "Diabolical" (Recensione)


Full-length, Napalm Records
(2022)

Tornano i Destruction, e per molti questo fatto potrebbe essere insignificante, dato che da tempo su questa band sembrano piovere molte critiche riguardo le loro uscite discografiche. A dire il vero a mio parere molte di esse sono fin troppo severe, soprattutto in virtù del fatto che invece i loro colleghi tedeschi, come ad esempio Sodom, Kreator e volendo Tankard, sono ricoperti d'oro anche quando fanno cilecca. Non ho mai capito il perchè i Destruction debbano sempre essere bersagliati di termini quali "immobilità stilistica", "noia", "mancanza di idee". Pur non avendo scritto mai più un capolavoro nell'ultimo ventennio (l'ultimo è forse "The Antichrist" del 2001), hanno saputo comunque inanellare in tutti questi anni una serie di album tutt'altro che brutti. Quando un loro disco appariva meno riuscito era almeno sufficiente o discreto. Tutto questo esattamente, se non più dei loro colleghi thrash tedeschi, e non solo.

Detto questo, andiamo a parlare di questo nuovo "Diabolical", disco con una copertina talmente brutta e cafona che risulta paradossalmente molto attraente e old-fashioned, e poi dobbiamo citare i cambiamenti che ci sono stati negli ultimi tempi e che hanno portato poi alla realizzazione di questo "Diabolical". Schmier si può definire come uno stacanovista del metal, oltre che la mente dei Destruction e anche colui che ha fatto in modo di superare al meglio la grave defezione del chitarrista storico Mike Sifringer, e costruire una solidissima band negli ultimi tempi con ben tre nuovi innesti più o meno recenti. Infatti Randy Black (batteria) e Damir Eskić (chitarra) fanno parte della band rispettivamente da quattro e tre anni, mentre Martin Furia (chitarra) è nella band da un anno circa. Quindi si prosegue con la line-up a quattro elementi, che già aveva fatto bene al precedente album "Born To Perish", ed in effetti sembra che le soluzioni stilistiche siano più variegate con due chitarre, e il nuovo arrivato Martin Furia sembra aver giovato in fase di riffing. Non che in questo album i Destruction si siano messi a suonare prog metal, ma si avverte un certo affiatamento tra tutti e quattro i componenti che in passato non si avvertiva. Questa line-up ci presenta infatti varie facce dei Destruction ma al tempo stesso ci riconsegna i Destruction per come lo sono sempre stati. Abbiamo però delle autentiche bordate thrash come "Diabolical", "Hope Dies Last", "State Of Apathy" e la letteralmente devastante "No Faith in Humanity" (che a mio avviso è uno degli episodi più belli dell'album), che vanno ad affiancarsi a pezzi con più groove e melodia come "Tormented Soul", "Whoreification" o "The Lonely Wolf". Tirando le somme, però, l'album viaggia maggiormente su binari veloci, come dimostra anche il finale del disco, dove spicca un'altra scheggia come "Ghost from the Past" e la cover dei GBH, "City Baby Attacked by Rats", che chiude il lavoro all'insegna del thrash-core più ignorante.

Conclusioni: da rimarcare il buon lavoro anche in sede solista delle chitarre, melodico ma ficcante al punto giusto. Ottima anche la prestazione di uno dei drummer più sottovalutati del metal quale è Randy Black che ha offerto in questo album una prestazione solida, quadrata, tecnica e tellurica al punto giusto. Il lavoro svolto da Schmier al basso è essenziale e forse non proprio valorizzato da una produzione che predilige molto di più le chitarre, mentre la sua voce rimane un po' a mio avviso il vero punto debole dei Destruction. Non ho mai troppo gradito la sua ugola squillante, ma è solo una questione di gusti, anche se credo che oggettivamente a livello di personalità ne abbia davvero poca e di conseguenza finisce col togliere qualcosa al sound dei Destruction, piuttosto che il contrario. 
A parte tutto, "Diabolical" è una mazzata thrash che più thrash non si può, e anche se pioveranno le solite critiche (alcune sensate e altre molto meno), per me siamo oltre una valutazione più che discreta, e soprattutto si respira ancora tanta voglia di spaccare in casa Destruction, e tutto questo per un gruppo che ha appena spento quaranta candeline non è poco. 

Sergio Vinci
Voto: 70/100

Tracklist:
1. Under the Spell 
2. Diabolical 
3. No Faith in Humanity 
4. Repent Your Sins 
5. Hope Dies Last 
6. The Last of a Dying Breed 
7. State of Apathy 
8. Tormented Soul 
9. Servant of the Beast 
10. The Lonely Wolf 
11. Ghost from the Past 
12. Whoreification 
13. City Baby Attacked by Rats (GBH cover)

Line-up:
Schmier - Bass, Vocals
Randy Black - Drums
Damir - Guitars (lead), Vocals (backing)
Furia - Guitars, Vocals (backing)

Web:
Bandcamp
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Homepage
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