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HELL MILITIA "Hollow Void" (Recensione)


Full-length, Season of Mist Underground Activists 
(2022)

Dopo un decennio di assoluto silenzio e oltrepassata l'imponente soglia dei venti anni di attività, tornano sulla scena i blackster parigini Hell Militia, con un terzo album in studio dal titolo "Hollow Void", uscito a marzo sotto la Season of Mist Underground Activists; l'album giunge a dieci anni di distanza dal precedente "Jacob's Ladder" e sembra schiudere una nuova Era per la formazione francese, qui un buona parte rinnovata, dando un seguito a quanto di non certo memorabile aveva fatto in precedenza e alla sua idea di black metal ancorata alla vecchia scuola, carico di un'arcaica ferocia e privo di qualunque compromesso. Il percorso del quintetto si era interrotto nel 2013 con la scomparsa di uno dei fondatori, il bassista Hellsukkubus, per poi riprendere poco dopo per volontà degli unici membri originari permasti, il chitarrista Arkadaemon e il batterista Dave Terror, e degli innesti del bassista S., del cantante RSDX e del chitarrista Saroth, a completare una formazione che ha fatto attendere sette anni dal suo completamento per regalarci una nuova pagina di violenza e di bestialità della storia degli Hell Militia.

"Hollow Void" si compone di nove tracce di media durata che in meno di quarantacinque minuti forniscono un ottimo esempio di black metal anni Novanta, strizzando l'occhio alla scena scandinava senza inventarsi nulla di nuovo ma proponendo la loro idea di musica ancorata ai fasti del passato e a quell'essenza minimalista tipica del genere, scevra di sperimentazione e che punta alla sostanza molto più che alla forma. La batteria di Dave intervalla sfuriate di blast-beat senza ritegno a rallentamenti funerei al limite del doom, navigando a metà tra atmosfere pregne di violenza e altre occulte e sinistre, perfettamente scandite dalle armonie spesso lugubri e opprimenti delle chitarre di Arkadaemona e di Saroth, mentre la voce orrorifica di RSDX narra spaventose trame infernali, con il suo scream lacerante che sembra provenire da un'altra dimensione; il sound sprigiona malvagità e ferocia dall'inizio alla fine, suonando spesso cacofonico e oscuro in un modo che richiama taluni lavori dei primi anni Novanta, da cui il quintetto parigino senza dubbio si lascia ispirare.

Il lavoro si apre con l'essenziale "Lifeless Light", che in poco più di quattro minuti dà un'idea chiara della ritrovata idea musicale degli Hell Militia, partorendo una tempesta sonora in puro stile black metal old-school che rallenta nella parte centrale fino a schiudere atmosfere ipnotiche attraverso un riffing cupo e disturbante, prima della furia della ripresa finale; la successiva "Genesis Undone" sembra seguire la stessa ricetta, graffiando con le sue chitarre lugubri e con il suo blast-beat, salvo poi spalancarsi ad un crescendo black/doom dai toni epici e melodici fino alla ferocia martellante della seconda parte. La lunga "Dust of Time" costituisce un ottimo esempio di pezzo rallentato e conduce l'ascoltatore nel suo nero abisso attraverso un doom/black ipnotico e tensivo, scandito dai riff disturbanti di Arkadaemon, ma è la batteria di Dave a prendere in mano le redini del brano rinnovando la spirale di violenza sonora e devastante, prima di un finale dal riffing distorto e funereo, che diviene logorante per l'animo indifeso dell'ascoltatore.

La title-track è forse il brano più deciso dell'album, dominato dal blast-beat di Dave e dal riffing oscuro e tagliente dei due chitarristi, mentre la voce di RSDX suona ancora più malvagia ed estrema; con la successiva "The Highest Fall" si schiude una seconda parte di lavoro più ragionata, caratterizzata da slow-tempo, armonie di chitarra distorte e riff lugubri e sinistri, con lo scream catacombale del vocalist a rendere l'amosfera ancor più oppressiva, riprese in parte anche nelle successive due tracce. Chiude il lavoro la gelida "Corruption Rejoice", quasi sei minuti a cavallo tra arpeggi lenti e sinistri, feroci blast-beat e riff lugubri, con un finale di violenza sonora dai richiami finnici che la voce rabbiosa e rauca di RSDX fa suonare ancor più spaventosa, regalando alll'ascoltatore un ultimo assaggio della furia maledettamente old-school degli Hell Militia.

"Hollow Void" è il terzo capitolo della lunga ma poco prolifera storia della band di Daver Terror e Arkadaemona, che arriva dopo dieci anni dal suo predecessore ma prosegue sulla stessa falsa riga, senza inventare assolutamente nulla e dando come l'impressione che il tempo non sia passato. L'album sembra uscito dalla Finlandia di fine anni Novanta: suona oscuro e malvagio come allora, martellando con veemenza e donando rallentamenti funerei semplicemente raggelanti, e sorprende per la sua semplicità e per la sua capacità di colpire nonostante l'aura arcaica delle sue tracce, esempio più che buono di un black metal della vecchia guarda che nonostante il tempo non smette di affascinare certi suoi accaniti sostenitori.

Alessandro Pineschi
Voto: 78/100

Tracklist:
1. Lifeless Light 
2. Genesis Undone 
3. Dust of Time 
4. Within the Maze 
5. Hollow Void 
6. The Highest Fall 
7. Kingdoms Scorched
8. Veneration 
9. Corruption Rejoice

Line-up:
Dave Terror - Drums
Arkdaemon - Guitars
S. - Bass, Video Jockey
RSDX - Vocals
Saroth - Guitars

Web:
Bandcamp
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