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GHOST "Impera" (Recensione)


Full length, Loma Vista Recordings
(2022)

Stavo cercando pezzi dei Genesis su Youtube, credo per difendere Duke, nello specifico (il loro ultimo disco davvero prog): capitai su un pezzo intitolato “Genesis”, un tripudio di synth spettrali con una melodia ipnotizzante, di un gruppetto svedese, i Ghost, che aveva appena aperto le date del tour di Mastodon e Opeth. Persi completamente la bussola quando, pochi giorni dopo, uscì il primo singolo del loro secondo disco, ovvero "Infestissumam”. All’epoca i Ghost erano avvolti da un’aura oscura e da duri e puri: le loro identità erano segrete, e suonavano come se avessero i mastini dell’inferno alle calcagna, come ho visto di persona durante il loro concerto al New Age di Roncade (TV) un paio di anni dopo – resta ancora uno dei concerti più belli della mia vita, un’ora e mezza scarsa di misto tra Abba e Black Sabbath, inclusa una cover di "Here Comes the Sun" in minore che fece perdere la testa a uno degli amici con cui ero.

Oggi le cose sono molto cambiate: la mente dietro al gruppo, nonché interprete del ruolo di Papa Emeritus (attualmente il quarto della discendenza, precedentemente noto come Cardinal Copia), è Tobias Forge, musicista svedese, che con il nuovo Impera, quinta fatica a nome Ghost, realizza finalmente la sua visione originale per la band: un immenso tendone da circo hard pop (un concetto simile ai Kiss, per intenderci, o ai più contemporanei Rammstein, dichiarata ispirazione di Forge), fatto di esplosioni e arrangiamenti ciccioni (ormai la touring band è composta da nove persone incluso lui). L’album è stipato di pezzi memorabili. Ci sono i singoloni come “Call Me Little Sunshine” e il mio pezzo preferito “Hunter’s Moon” (Forge non riusciva a unire così graziosamente il metal e il pop dai tempi di "Infestissumam"), ci sono i pezzi tutti da ballare come “Spillways” e l’assurdo reggaeton (!) industrial di “Twenties”, le fucilate di "Kaisarion" e "Watcher in the Sky", la ballatona "Darkness at the Heart of My Love", e l’epica chiusura venata di prog “Respite on the Spitalfields”. Sul disco, inoltre, troviamo il caro Fredrik Åkesson, nascosto tra i soliti Nameless Ghouls, in prestito dagli amici Opeth, che ci grazia con una valanga di assoli eccellenti.

È difficile parlare di capolavoro con i Ghost: ci saranno sempre i ‘veri metallari’ che li denigreranno perchè ‘non fanno metal’, e ci saranno anche i pignoli che diranno che non si sono inventati niente di nuovo. Entrambe le affermazioni sono vere (e – aggiungo io – neanche questo disco supera "Infestissumam", che resta a mio personalissimo parere il loro capolavoro definitivo) – MA è altrettanto difficile definire come meno di un capolavoro per i Ghost questo "Impera". Si sente che Tobias, qui, ha raggiunto finalmente un traguardo personale al quale ha lavorato, affinando la sua costruzione dell’universo Ghost, fin dal debutto. Nel 2022, "Impera" è un ascolto metal, rock e pop fondamentale.

William ‘Hypnotoad’ De Monte
Voto: 90/100

Tracklist:
1. Imperium 
2. Kaisarion 
3. Spillways
4. Call Me Little Sunshine 
5. Hunter's Moon 
6. Watcher in the Sky
7. Dominion 
8. Twenties
9. Darkness at the Heart of My Love 
10. Griftwood 
11. Bite of Passage 
12. Respite on the Spitalfields

Line-up:
Papa Emeritus II - Vocals, Guitars, Songwriting, Lyrics
Nameless Ghoul - Bass
Nameless Ghoul - Drums
Nameless Ghoul - Guitars (lead), Programming
Nameless Ghoul - Guitars (rhythm), Songwriting, Lyrics (tracks 6, 7, 10)
Nameless Ghoul - Keyboards

Web:
Bandcamp
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Homepage
Spotify

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