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WATAIN "The Agony & Ecstasy of Watain" (Recensione)


Full-length, Nuclear Blast
(2022)

Uno dei mantra principali del metalhead medio è l’asserzione: “non esiste più il black metal di una volta". Ebbene, in “The Agony & Ecstasy of Watain”, album dell’omonima band di Uppsala, uscito il 29 aprile 2022, si può trovare insieme al black classico, a cui l’ascoltatore è ormai avvezzo, anche una serie di innovazioni che possono lasciare letteralmente a bocca aperta e che faranno storcere il naso ai puristi del genere. Pertanto, è opportuno iniziare con i pezzi più spiccatamente black.

Apparso come singolo promozionale del disco, il brano “Serimosa” si muove su atmosfere cupe, che, per certi versi, ricorda il depressive black metal, ma con un’aggiunta peculiare, ossia i continui cambi di tempo all’interno di un pezzo: prendendo il brano successivo nella tracklist, “Black cunt” per l’appunto, l’ascoltatore noterà come si passi dal black duro e puro a una sorta di thrash metal di matrice teutonica. Di conseguenza, il disco si presenta non solo come un misto di cambi di tempo a livello ritmico, ma anche di genere. Forse l’unico pezzo di matrice totalmente black metal è “Funeral winter”, il quale potrebbe rappresentare un omaggio ai Mayhem. Vi è, però, un altro brano che merita attenzione: “Before the cataclysm” parte con un pulito spiazzante e, oltre a presentare cori sul modello degli Enslaved, sorprende con un sapiente uso di arrangiamenti elettronici. Il pezzo in questione non mostra solo innovazioni a carattere musicale, ma si pone anche con un certo tono epico e, se si vuole osare, poetico: le sensazioni dell’ascoltatore saranno quelle di trovarsi davanti a una lirica, recitata proprio prima di un cataclisma.

Per quanto riguarda i due brani di apertura del disco, “Ecstasies in night infinite” e “The howling”, essi possono tranquillamente rientrare nella categoria del blackened death metal: lo dimostrano un certo virtuosismo chitarristico e un uso della doppia cassa tipici del death metal. Ora, è opportuno soffermarsi sul brano più atipico dell’album, vale a dire “Leper’s grace”: in questo pezzo predomina uno stile batteristico aggressivo tipico del thrash metal, i giri di basso si fanno sentire e persino la vocalità ricorda quella del thrash teutonico con band come Sodom e Kreator. Sembra quasi che la band di Uppsala abbia voluto fare un omaggio a quei mostri sacri, che potrebbero aver ascoltato da adolescenti. L’ultimo album in studio degli Watain risale al 2018 e questo nuovo disco segna un grande ritorno sulle scene, poiché si dimostrano capaci di fondere il black metal “tradizionale” con l’innovazione.

Recensione a cura di Eleonora Federici
Voto: 80/100

Tracklist:
1. Ecstasies in Night Infinite
2. The Howling 
3. Serimosa 
4. Black Cunt 
5. Leper's Grace 
6. Not Sun Nor Man Nor God
7. Before the Cataclysm 
8. We Remain 
9. Funeral Winter 
10. Septentrion

Line-up:
E. Danielsson - Vocals, Songwriting, Lyrics
P. Forsberg - Guitars, Songwriting
H. Jonsson - Songwriting

Web:
Bandcamp
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Homepage
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