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MOSH-PIT JUSTICE "Crush the Demons Inside" (Recensione)


Full-length, Punishment 18 Records
(2022)

A due anni di distanza dal suo eccellente predecessore "The Filth of Doom" è stato appena rilasciato il nuovo atteso lavoro dei bulgari Mosh-Pit Justice, dal titolo "Crush the Demons Inside"; il trio originario di Burgas ha festeggiato il suo decimo anniversario con un sesto album in studio che ne svela tutta la maturazione tecnica e stilistica a partire dal power-thrash degli esordi fino all'attuale e sempre più definito technical thrash dalle sfumature melodic death/doom. "Crush the Demons Inside", sesto lavoro sulla lunga distanza della formazione composta dal chitarrista e batterista Staffa Vasilev, dal cantante George Peichev e dal bassista Mariyan Georgiev (basso) si sviluppa attraverso otto tracce feroci e tirate per un totale di quarantadue minuti di durata che soddisferanno molto gli amanti del thrash di inizio secolo, lasciando tuttavia l'amaro in bocca a chi si aspettava qualcosa di più innovativo rispetto ad una formula musicale ormai ossidata e spesso abusata.

Il lavoro si apre con l'introduzione dai richiami melodic doom di "A Moment of Silence", in un crescendo virtuoso guidato dalla chitarra di Staffa Vasilev verso un thrash metal serrato e tecnico su cui il cantato sporco del 'Peich' risuona in tutta la sua bestialità fino ad un brillante assolo melodico dai richiami heavy. Il technical thrash/death di "The Endless Night" porta subito il lavoro ad un livello più estremo, alleggerito poi dal refrain hardcore punk e dal riff tecnico disturbante del finale, mentre la successiva "Sentenced to Live" si apre con un assolo melodico di Staffa, che si ripete in chiusura dopo una sezione di puro thrash e un intermezzo cupo, partorendo armonie struggenti e maestose. "My Prophecy" è forse il brano meglio costruito dell'album, schiuso da un riff freddo quasi blackened e da un mid-tempo technical thrash incalzante, seguito da un solo affilato e virtuoso; un passaggio di death tecnico con tanto di growl anticipa il riff melodico ed epico del finale. Il lavoro si chiude con la title-track, brano dalla ritmica contenuta a cavallo tra il thrash e il death guidato dagli assoli travolgenti di Staffa. 

A fine ascolto ciò che rimane è l'impressione di aver udito del buon thrash dei primi anni Duemila, diretto e serrato e con ottimi spunti dal punto di vista del riffing, ma niente di assolutamente memorabile. Staffa pesta con la sua batteria nelle numerose accelerazioni e disegna melodie di alto livello tecnico, talvolta affilate e in altri frangenti delicate, mentre il rabbioso vocalizzo di George ricorda un po' troppo il Marcel Schirmer (Destruction) di "The Antichrist". Nel complesso tuttavia possiamo dire che, abbandonate le influenze groove e power degli esordi i Mosh-Pit Justice hanno intrapreso una strada ben definita seppur obsoleta, partorendo un'idea di musica tradizionale ma che non smette mai di smuovere gli animi irrequieti dei più accaniti discepoli del thrash metal.

Recensione a cura di Alessandro Pineschi
Voto: 75/100

Tracklist:
1. A Moment of Silence
2. The Endless Night
3. Sentenced to Live
4. Worldwide Redemption
5. My Prophecy
6. Get to the Pit
7. Expect More Dead
8. Crush the Demons Inside

Line-up:
Mariyan Georgiev - Bass, Vocals (backing) 
Staffa - Guitars, Drums, Vocals (backing) 
George "Peich" - Vocals

Web:
Bandcamp
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