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PHANTASOS "Last Shining Breath" (Recensione)


Full-length, Flowing Downward 
(2022)

Gli antichi egizi consideravano la loro terra lo specchio del cielo, riflesso di lontane entità astrali e di sentieri cosmici all'origine del cosmo, laddove si celavano i segreti della vita immortale; in tale visione si inseriscono i molti filosofi e artisti che hanno ricercato nel firmamento il reale significato dell'esistenza terrena, avvalorando l'idea che se è dallo spazio che come riflessi giungiamo è nello spazio che dobbiamo ritrovare noi stessi. Sembra questo il concept alla base del terzo album in studio della one-man band marchigiana Phantasos, dal titolo "Last Shining Breath", un lavoro che potremmo definire come un viaggio extacorporeo alla scoperta della propria identità e del proprio destino, del proprio passato e del proprio futuro, attraverso la contemplazione del cosmo e dei mutamenti astrali, laddove si annullano la ragione e la realtà materiale in favore della visione, dell'introspezione e dell'elevazione spirituale.

"Last Shining Breath", appena uscito sotto l'etichetta nostrana Flowing Downward, giunge a due anni di distanza da "Cosmic Revelation" e rappresenta un ulteriore passo nel percorso evolutivo del progetto atmospheric black metal fondato a Macerata da Francesco Torresi nel 2016, proseguendo nella definizione stilistica e concettuale di un cosmic black metal sempre più votato alla sperimentazione e alla contaminazione dei generi. Il lavoro si compone di sette tracce dai sapori più variegati, che uniscono la ferocia del black metal atmosferico all'aura sognante e avvolgente dell'ambient, senza precludersi azzardate immersioni nella musica elettronica e nell'avantgarde metal; nei quarantadue minuti di durata del concept si schiude un Universo parallelo attraverso visioni e percezioni che mostrano paesaggi cosmici oltre il confine dell'etere, al di là dl visibile e del conoscibile, laddove risiedono i nostri sentimenti più profondi e si eclissa la ragione, dando libero sfogo alla creatività che risiede nell'abisso interiore di ognuno di noi.

Il lavoro si apre con il black/ambient di "Interstellar Void", brano in cui la ferocia delle chitarre fredde e dello scream alienante di Francesco lascia ben presto il posto ad un doom atmosferico dai toni tetri e futuristici, dominato da tastiere sognanti, da riff tetri e dissonanti e da passaggi sperimentali che danno chiaramente testimonianza dei molti aspetti contrapposti della musica di Phantasos. Il drone/ambient della strumentale "The Shining Gate", nel suo crescendo black/doom epico e travolgente, quasi struggente, anticipa la violenza sonora di "Vision of Galaxy's Death", caratterizzata da una drum-machine forsennata e da chitarre affilate, prima di un intermezzo cupo e atmosferico tra il death/doom e l'ambient, che si apre ad un finale noise dai suoni alienanti e tetri che nel loro incedere ipnotico danno vita a sensazioni contrastanti a metà tra il sogno e la realtà, cariche di introspezione e di deliri cosmici.

La seconda parte del lavoro, schiusa dall'intermezzo elettronico "Rhytm of Digital Whales", mostra una chiara e forse eccessiva componente sperimentale, di industrial metal e di psichedelia che si intervallano a momenti di puro black/ambient e a passaggi black/doom, come nella lunga e malinconica "Forgotten Spaces", dall'incedere lento e ipnotico che nel finale si apre ad una decisa accelerazione. A chiudere il lavoro troviamo la solenne "Gravitational Magnificence", un crescendo travolgente dal doom/black iniziale dalle eco ambient/space in cui lo scream di Francesco si fa vago e indefinito, disturbante così come i suoni elettronici che lo accompagnano; il finale è una lunga sezione variegata dominata da tastiere epiche, accelerazioni feroci e melodie disturbanti di grande atmosfera, al termine di un viaggio introspettivo che conduce al di fuori della sfera cosciente e della realtà materiale.

"Last Shining Breath" è forse il lavoro più identitario e personale di Phantasos, che al suo terzo lavoro sulla lunga distanza abbandona il puro black metal atmosferico degli esordi per abbracciare una contaminazione che non si pone limiti, variando in modo abbastanza scollegato tra death/doom, ambient, musica elettronica e sperimentazione. Senza dubbio siamo di fronte ad un lavoro molto ambizioso, coerente con l'idea di black metal extracorporeo e cosmico che è il motore di un progetto che sembra destinato ad una costante evoluzione stilistica e concettuale, che in questo lavoro forse poco coeso sembra appena iniziata.

Recensione a cura di Alessandro Pineschi.
Voto: 70/100

Tracklist:
1. Interstellar Void 
2. The Shining Gate
3. Vision of Galaxy's Death 
4. Rhytm of Digital Whales 
5. Ascent to Light 
6. Forgotten Spaces 
7. Gravitational Magnificence

Line-up:
Francesco Torresi - Everything 

Web:
Bandcamp
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