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HELL THEATER "S'Accabadora" (Recensione)


Full-length, Wormholedeath
(2022)

L'Horror Metal è un sottogenere che ha da sempre affascinato il pubblico italiano grazie alle sue atmosfere lugubri e sinistre, ai suoi vocalizzi agghiaccianti e ad armonie stridule e gelide, capaci di suscitare sensazioni di oppressione e di puro terrore. Sono trascorsi più di trent'anni da quando i più noti rappresentanti nostrani di questa scena che rispondono al nome di Death SS segnavano l'inizio della storia del più cupo dei sottogeneri del metal, con capolavori quali "Black Mass" ed "Heavy Demons", eppure adesso è più vivo che mai. Ne sono dei più che degni esponenti i veneti Hell Theater, quintetto nato nel 2009 che ha da poco rilasciato il suo secondo album in studio "S'Accabadora", sotto l'etichetta Wormholedeath, mettendo fine ad un silenzio durato un'intera decade; la formazione vede Victor Solinas alla voce, Brian Steele alla chitarra, Bob Axx alle tastiere e alla chitarra, Unh Buryan alla batteria e l'ospite d'eccezione Guh.Lu, bassista in sede live dei colossi del black metal norvegese Gorgoroth.

"S'Accabadora" arriva a dieci anni di distanza dall'ottimo album di debutto "Reincarnation of Evil", sancendo l'atteso ritorno sulla scena della band veneta: il lavoro si sviluppa attraverso dodici tracce comprensive di intro, outro e una breve ghost-track, per una durata complessiva di circa un'ora tra heavy metal, thrash metal e prog metal che tessono pezzo dopo pezzo una tela lugubre e maligna, ottima rappresentazione in chiave moderna del genere. Si tratta di un concept ispirato alla mitologica figura della "femmina accabadora" della cultura sarda, conosciuta come "colei che finisce" in quanto portatrice di morte a coloro che, per malattia o eccessiva sofferenza, ne richiedevano la presenza: la donna era raffigurata con un vestito nero e il volto coperto e donava l'eterno riposo all'ammalato attraverso il soffocamento o lo strangolamento, al termine di rituali di accompagnamento.

L'album si apre con l'introduzione dark ambient "Laughing Doll", resa tetra e lugubre dall'organo di Bob e dal canto liturgico di Victor, che in chiusura diventa un agghiacciante scream sussurrato; una breve sezione acustica schiude la violenza di "Eyes Painted Blood", guidata dalla batteria martellante di Uhn e dal riffing serrato tra heavy e thrash old-school di Brian, mentre il falsetto stridulo di Victor accompagna verso il brillante assolo tecnico del finale. "A Strange Death" si fa notare per l'influenza prog dei suoi riff spettrali e taglienti, ben amalgamati tra loro, prima del passaggio semi-acustico in clean vocals che anticipa la ripresa epica conclusiva. "Church of Saint Anthony" si compone di due parti molto diverse tra loro, la prima dai forti richiami heavy/doom e dalla presenza costante di tastiere lugubri mentre la seconda, più diretta, di chiara matrice thrash.

"Mamuthones Dance" è il primo brano dalla lunga durata del lavoro, nonchè probabilmente il più riuscito, oltre otto minuti di una cavalcata tra heavy/speed metal e thrash old-school intervallata da riff lenti e ipnotici, assoli tecnici dai richiami progressive, sezioni acustiche con voci sussurrate e tastiere maligne, armonie di chitarra melodiche e serrate e un sorprendente finale accelerato blackened death metal, chiuso da cori solenni e tragici. "In the Dark Room" si fa notare per la sua introduzione acustica e un refain epico, seguito da un passaggio di tastiere agghiacciante che anticipa l'assolo distorto del finale; i quasi dieci minuti della thrashy "Domus de Jamas" schiudono un finale senza troppe variazioni, concluso dall'outro "The Legend Will Never Die" che riprende le atmosfere oppressive dell'inizio.

"S'Accabadora" è un'opera horror metal che riprende molto dai capisaldi del genere e rimane ancorata ad un sound schietto e puro, spoglio di virtuosismi fine a se stessi seppur dotato di un elevato bagaglio tecnico che certo non tende a nascondere: le sezioni thrash/speed si alternano alle altre più contenute heavy/doom, incarnando perfettamente lo spirito della vecchia scuola di band quali Mercyful Fate, richiamati anche dal cantato in falsetto unito ad un altro più sporco e rauco di Victor. Le tastiere disegnano armonie inquietanti e sinistre che ben si fondono col wall of sound del lavoro, reso ancor più interessante dall'elevato numero di assoli, talvolta taglienti e in altre circostante lugubri e ipnotici, ma mai banali. Gli Hell Theater danno qui conferma della loro bravura compositiva ed esecutiva, facendo un po' rimpiangere questi dieci anni di silenzio nei quali hanno relegato la loro opera ma dandoci la speranza che questa possa essere in futuro un po' più prolifica.

Recensione a cura di Alessandro Pineschi
Voto: 77/100

Tracklist:

1. Laughing Doll (Intro)
2. Eyes Painted Blood
3. A Strange Death
4. Church of Saint Anthony, Pt. 1
5. Church of Saint Anthony, Pt. 2
6. Mamuthones Dance
7. In the Dark Room
8. Domus De Janas
9. Dressed in Black
10. Morte Be Thy Name
11. The Legend Will Never Die (Outro)

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