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MARDUK "Memento Mori" (Recensione)


Full-length, Century Media Records
(2023)

E' finalmente uscito il nuovo album dei Marduk. Una band che, personalmente, non mi ha mai attirato più di tanto ma che riconosco essere uno dei capisaldi della scena black europea e mondiale. Attivi da 33 anni (cavolo se vola il tempo) sono giunti al quindicesimo album, e la domanda sorge spontanea: i Marduk riescono ancora ad avere la "cazzimma", o è arrivato il momento di ritirarsi? La risposta non risponde (scusate il gioco di parole) a nessuna delle due domande, e ora vi spiego il perché. 

"Memento Mori", l'opener dell'opera nonché la titletrack, ci presenta un songwriting dinamico e quasi cinematografico, che ovviamente non si risparmia sull'essere oscuro e violento, sensazioni che verranno confermate anche nella successiva "Heart Of The Funeral". Un'apertura che getta le basi per quello che sarà l'intero disco, anche se "Blood of the Funeral" ci dà uno schiaffo in faccia con un brano che per cinque minuti non fa altro che martellarci i timpani con blast beat ossessivi e riff taglienti, un brano perfettamente black metal ma che va in netta contrapposizione con il successivo "Shovel Beats Sceptre", un pezzo più lento e atmosferico ma altrettanto pesante e martellante, anche lui in piena regola black metal. L'album ritrova il suo equilibrio con "Charlatan", un brano che alterna sezioni più atmosferiche e deprimenti a passaggi violenti e oscuri, come se volesse riassumere il disco fino a questo punto, essendo anche che ci troviamo a esattamente metà ascolto. La seconda metà procede esattamente su questa strada intrapresa dalla prima metà, a eccezione di "Year of the Maggoth", che grazie a uno stacco strumentale da capogiro per quanto è bello riesce un attimino a farci prendere del respiro dalla pressione che l'album esercita sui timpani. La chiusura, affidata a "As We Are" invece ci ridona i primi album dei Celtic Frost, soprattutto nei primi secondi del brano. 

In generale il disco, a livello di produzione, è moderno senza esserlo troppo: a un primo impatto le chitarre e soprattutto la batteria possono sembrare "spente", eppure hanno un suono a metà tra il grezzo e il pulitissimo che, una volta che l'orecchio si è abituato, riesce a creare un'atmosfera opprimente e oscura. I Marduk trovo che siano tornati quindi al 50%. Da un lato abbiamo un disco fedele e coerente alla scena a cui appartiene e alla storia stessa della band, un disco black metal al 100%. Dall'altro lato invece troviamo un disco che non osa spingersi oltre quello che è, che sperimenta in giusto un paio di sprazzi ma che, per il sottoscritto, tende a diventare ripetitivo e noiosetto nella seconda parte, salvo qualche (per l'appunto) paio di passaggi. 

In sintesi, se state cercando qualcosa di nuovo e innovativo, con sperimentazioni e contaminazioni varie, potete tranquillamente passare oltre e concentrarvi magari su qualche band più giovane. Se invece amate il black metal puro e crudo, e non volete altro che ascoltare blast beat alternati a passaggi lenti e pesanti per 40 minuti, "Memento Mori" fa esattamente al caso vostro. E il mio voto l'ho deciso esattamente basandomi su quest'ultimo punto di vista, perché aspettarsi qualcosa di sperimentale dai Marduk non dico che sia sbagliato, ma crea aspettative troppo alte. Un plauso enorme a Mortuus (voce della band) per l'incredibile copertina, rappresenta al 100% quello che si ascolta. 

Recensione a cura di Antonio Rubino
Voto: 70/100

Tracklist:
1. Memento Mori 
2. Heart of the Funeral
3. Blood of the Funeral 
4. Shovel Beats Sceptre 
5. Charlatan 
6. Coffin Carol 
7. Marching Bones 
8. Year of the Maggot 
9. Red Tree of Blood 
10. As We Are

Line-up:
Morgan Håkansson- Guitars
Daniel Rostén: Vocals, Bass, Guitars, Songwriting
Simon Schilling - Drums

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