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TAAKE "Et hav av avstand" (Recensione)


Full-length, Dark Essence Records
(2023)

Seguo i Taake sin dai tempi di "...Nattestid…" e, pur non considerandoli un gruppo seminale, per diversi anni hanno sfornato dischi di assoluto valore e Hoest, il loro fondatore e polistrumentista, ci aveva abituati a lavori accattivanti. In questo nuovo "Et Hav Av Avstand", che giunge a sei di distanza dal precedente "Kong Vinter", tuttavia, qualcosa non funziona come dovrebbe. A dire il vero, anche il penultimo lavoro non mi aveva convinto del tutto ma si lasciava comunque ascoltare facilmente. 

In questo nuovo capitolo della discografia della band, secondo me, i problemi principali sono due: la lunghezza dei pezzi, che mal si concilia col genere proposto da Taake, e, soprattutto, la sovrabbondanza di riffs. Sia chiaro, il problema della lunghezza dei brani non è la lunghezza in sé: a me piacciono i brani lunghi, se questa durata ha un senso. In questo caso, invece, ho trovato i brani inutilmente lunghi. Non a caso, il brano che più mi ha convinto di più è "Gid Sprakk Vi", che supera di poco i sei minuti e che ci restituisce i soliti Taake. 

Il problema della sovrabbondanza di riffs, però, è per me quello più grave. In ogni brano ci sono tanti, troppi riffs che, nella maggior parte dei casi, non convincono e che si legano male l'uno con l'altro. Si ha spesso la sensazione che Hoest abbia gettato in un calderone tutti i riffs che aveva in mente e abbia mescolato il tutto, sperando che l'intruglio creato venisse buono. Purtroppo, almeno per me, non è stato così. Il risultato finale è un disco che, nonostante io abbia letto commenti entusiasti e che gridano al capolavoro, non convince del tutto, con brani che non restano in mente e che non invoglia ad un nuovo ascolto. Ovviamente, non è tutto da buttare. 

Si tratta pur sempre dei Taake e Hoest conosce la materia. Ma da questa band è lecito aspettarsi di più invece di un disco che raggiunge a stento la sufficienza. Spero davvero che si sia trattato di un passo falso isolato e che non sia, invece, l'inizio del declino di questa band.

Recensione a cura di Marco "Wolf" Lauro
Voto : 60/100

Tracklist:

1. Denne forblaaste ruin av en bro 
2. Utarmede gruver 
3. Gid sprakk vi 
4. Et uhyre av en kniv

Line-up:
Hoest - All instruments, Vocals

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