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Intervista: KALAH


I Kalah sono allergici alle cose facili, stereotipate, "facilotte". Il loro nuovo album, "And Yet It Dreams" è ricchissimo in termini di originalità e cerca di offrire realmente qualcosa di nuovo nel panorama metal odierno. Ne parliamo con loro in questa bella intervista!

01. Ciao e benvenuti su Heavymetalmaniac.it. Partiamo dal vostro moniker, cosa significa di preciso?
Claudia: “Kalah” è una parola sanscrita che ha diversi significati. Viene usata per definire uno spazio di tempo e viene applicata anche per descrivere il movimento impercettibile della luna, che piano piano cresce, uscendo così dall’ombra, fino a diventare piena. Abbiamo fatto nostra questa definizione che pensiamo descriva bene in nostro sound in costante evoluzione; un movimento non sempre visibile, ma che ci porta alla scoperta di nuove sonorità.

02. "And Yet It Dreams" è il vostro secondo album, ne vogliamo parlare evidenziando magari le differenze col vostro precedente lavoro?
Mario: sicuramente rispetto al predecessore “Descent Into Human Weakness” risalta molto di più la componente elettronica e la sperimentazione. Abbiamo voluto cercare di osare di più in termini di songwriting e di scelte musicali, il tutto per esprimere appieno il futuro distopico che abbiamo voluto evocare in questo album.

03. Quali sono le band che vi hanno influenzato agli esordi e quali ancora hanno un certo peso per voi?
Enrico: parlare di influenze è sempre complicato in un gruppo, arrivando tutti noi da esperienze musicali diverse, chi dal power, dal symphonic, dal prog, dal death, dal rock, dalla musica classica e avendo generalmente passioni musicali estremamente eterogenee. Siamo partiti cercando di mescolare queste intuizioni singolari ma senza ispirarci particolarmente a nulla.

04. Parliamo un po' di come nasce solitamente un vostro brano e in generale del processo compositivo e di registrazione.
Enrico: solitamente arriva, ad orari improponibili, un messaggio che dice (parafrasando per i più sensibili) “oh, cari amici, spero che questo messaggio vi trovi bene e riposati. Ecco quale perla mi hanno portato le muse questa ridente notte”. Da li iniziano i cori di “ma quale valente cavaliere siete, vossignore” e simili. Successivamente, a mente più lucida, iniziamo a elaborare l’idea aggiungendo singolarmente un tocco personale, processo che si concretizza ad un certo punto con un ascolto collettivo dei risultati e un pollice su (anche giù a volte, lo ammetto)
Mario: Per quanto riguarda la composizione di musica, è tutto alquanto casuale, spesso tutto parte da un’idea, un riff, una melodia che viene sviluppata da uno o più componenti della band … spesso con la partecipazione di svariate bottiglie di San Miguel (ride). A quel punto l’idea viene girata agli altri membri della band affinché possano lavorarci e aggiungere le loro parti strumentali. Per le registrazioni ci affidiamo ormai da anni alla Pri Studio di Roberto Priori per il reamp di chitarre, bassi e le registrazioni della voce.


05. In questi anni ci sono stati cambiamenti di line-up? Quali i più importanti?
Alessio: nulla di drastico, in realtà rispetto alla formazione degli esordi abbiamo avuto solo l’ingresso di Enrico (“Goya”) al basso, che ha portato un’aria di grande professionalità all’interno della band (oltre ad essere il risolutore di qualsiasi problematica tecnica on stage!)

06. Cosa pensate che offrano i Kalah di diverso in ambito metal? Lo chiedo anche perchè avete un sound molto personale e particolare!
Mario: I Kalah sono di base 6 metallari, cresciuti con il Metal ma che hanno voglia di sperimentare, osare e contaminare e hanno un debole per la cassa dritta! (ride). Scherzi a parte, crediamo di offrire una musica sì Metal ma dalle venature moderne, riteniamo che sia l’unico modo per alimentare la musica senza rimanere bloccati in generi e definizioni spesso stucchevoli e oramai superate.
Claudia: Forse il fatto che partiamo senza preconcetti; ci piace sperimentare e non limitare la nostra creatività. è estremamente interessante oltrepassare quei “paletti” del metal più “classico”, vedere che succede e dove si va.
Alessio: anche se poi il focus rimane sulle canzoni, che devono funzionare in tutte le sezioni. Inutile fare robe strane, se le capisci solo tu…

07. Cosa significa per voi suonare questo genere che incorpora varie influenze, e quali le più importanti per descrivere il vostro sound?
Mario: suonare un genere così particolare è senz’altro un modo per mettersi costantemente alla prova e in discussione, cercando di ascoltare e assorbire più influenze possibili. Personalmente, oltre al Metal, le influenze più importanti derivano sicuramente dalla musica elettronica, L’hard Style e la musica Techno.
Alessio: si è vero ci sono tante influenze, ma di base siamo solidamente all’interno del metal, che è poi la base della formazione musicale di tutti noi. Dal punto di vista tecnico è impegnativo ma anche molto stimolante. Una cosa che ci contraddistingue sono i pattern ritmici, che possono ricordare i Fear Factory o comunque qualcosa del djent/metal moderno…e non sono per niente facili (ride!)

08. Cosa pensate della fruizione della musica di oggi? Siete a favore della digitalizzazione o pensate che abbia in qualche modo danneggiato la musica, e soprattutto le piccole band?
Alessio: in quanto ascoltatore, la disponibilità di tutta questa musica è spiazzante. Puoi ascoltate tutta la musica esistente, in qualsiasi momento. Il che spesso porta ad ascoltare alcune cose di fretta e senza la giusta attenzione. Una volta se ti compravi un disco lo ascoltavi fino alla morte (ride). L’altra faccia della medaglia è che tante band prima irraggiungibili sono ora a portata di “click” per tutti. Per le piccole band il mercato era in declino già da prima dell’arrivo della digitalizzazione. Di certo, per poter monetizzare è necessario trovare altri modi, per prima cosa la gestione diretta da parte della band del merchandising e di altri aspetti. D’altro canto, credo che molte grandi band stiano iniziando a valutare un modello di business in cui sono loro stesse a gestire da per sé i propri affari ed il ruolo delle case discografiche diventa sempre più marginale.

09. Ragazzi abbiamo finito, concludete come volete l'intervista!
Enrico: Stay hungry, stay Kalah! No, questo era un’altra cosa... Grazie per l’occasione e ribadiamo l’invito a godervi il nuovo album e, perchè no, venire a salutarci ai prossimi concerti.


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