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COFFIN STORM "Arcana Rising" (Recensione)


Full-length, Peaceville Records
(2024)

Kolbotn: un sonnolento paesone norvegese, situato dove la periferia sud di Oslo inizia a digradare verso un paesaggio di boschi e laghi, e dalla densità di gruppi metal per abitante quasi sovrannaturale, ci regala nuovi ascolti. Stiamo parlando di “Arcana Rising”, primo disco del super-gruppo doom/heavy metal Coffin Storm. Ovviamente, visto il luogo, non poteva non c'entrare Fenriz (Darkthrone, Isengard, ecc.), qui alla voce e come autore dei testi. Compositore principale delle musiche, Apollyon dei leggendari black-thrasher Aura Noir e, a completare la formazione, Bestial Tormentor, già negli Aura Noir ma più famoso per i trascorsi thrashettoni negli Infernö norvegesi. 

Si tratta di una vera e propria band e non di un progetto estemporaneo, e molto probabilmente vedremo presto nuove pubblicazioni. Come già le grafiche, il logo e lo stile del libretto dell’edizione in cd possono suggerire, si tratta di un lavoro squisitamente ‘vecchio stile’, che si riallaccia volutamente agli anni ’80. Musicalmente, infatti, l’ispirazione principale è quella dei Candlemass di "Epicus Doomicus Metallicus": un doom molto epico, con un cantato sopra le righe, molto basato sui riff. 
Non si tratta, però, di musica soporifera: le strutture medio-lente sabbathiane sono intervallate da cambi di tempo e accelerazioni ‘heavy’, molto in stile Mercyful Fate, che si spingono fino a richiamare l’eredità thrash dei musicisti coinvolti. Nel riffing, talvolta, oltre ovviamente ad influssi degli stessi Aura Noir, si avvertono piacevoli richiami agli Slayer. 

Giungiamo alla pietra angolare di questo progetto: Fenriz. Nonostante non sia autore delle musiche, Fenriz è stato deliberatamente invitato come cantante, con carta bianca sui testi e sull’interpretazione. I pezzi sono stati composti dagli altri due membri già immaginando la voce dell’amico di una vita, e questo si riflette persino nella musica stessa, che qui e là ricorda anche gli stessi ultimi album dei Darkthrone, o addirittura gli Isengard stessi. La voce di Fenriz nel disco è parecchio sopra le righe, sulla falsariga di quanto già fatto con Darkthrone, Isengard, Red Planet, ecc. Melodico, con nessuna concessione allo scream o al growl, ma allo stesso tempo molto reale, talvolta sguaiato: a metà tra il montanaro norvegese di Vinterskugge e i richiami più “heavy” ad Agent Steel, King Diamond e Manilla Road di altri suoi lavori. Qui, Fenriz tende ad unire entrambe le sue ispirazioni in fatto di canto ‘pulito’, in modo molto libero e, come annotato nel libretto, ai limiti dell’improvvisazione sul momento (e con qualche stonatura!). 

Chi scrive apprezza la voce di Fenriz, e in generale quel tipo di approccio ‘reale’ e ‘cult’ al cantato, che è andato via via perdendosi nei ’90 e nel metal contemporaneo a favore di cantanti più tecnici o di aggiustamenti maniacali in studio, consapevole però che a molti ascoltatori attuali, questo tipo di cantato potrebbe NON piacere affatto. La pietra angolare potrebbe sostenere tutto l’edificio, dando valore ai riff fangosi validissimi, alla produzione chiara e nitida ma allo steso tempo affatto plasticosa, con batterie che suonano come batterie e quant’altro… o potrebbe farlo crollare, nella soggettività dell’ascoltatore, perché totalmente abituato ad altro. Consigliamo, quindi, un ascolto attento, ripetuto, adatto a pezzi mediamente lunghi, ben strutturati, e con un buono stereo. 

"Arcana Rising" forse non è un album che fa gridare al miracolo al primo, distratto ascolto… ma entra sempre più in testa - anche grazie al cantato così particolare! - ogni volta che viene riascoltato. Supererà, crediamo, la prova del passare del tempo. 

Recensione a cura di Federico Fregni
Voto 78/100 

Tracklist:

1. Over Frozen Moors 
2. Arcana Rising 
3. Open the Gallows
4. Eighty-Five and Seven Miles 
5. Ceaseless Abandon 
6. Clockwork Cult

Line-up:
Bestial Tormentor - Bass, Guitars
Apollyon - Drums, Guitars, Bass
Fenriz - Vocals

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