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RIOT V "Mean Streets" (Recensione)


Full-length, Atomic Fire Records
(2024)

L'ultimo album targato Riot e non Riot V ormai è di quasi quindici anni fa, e parliamo dell'ultimo disco con in line-up lo storico e compianto chitarrista Mark Reale, "Immortal Soul". Dopodichè la band cambia leggermente monicker e ritorna, con qualche cambio di line-up, in pompa magna col buon "Unleash The Fire" del 2014 e un'altra manciata di album, tutti più o meno soddisfacenti. Ora è il turno di "Mean Streets", album che nulla toglie e nulla aggiunge a questa band, sia che noi vogliamo paragonarla alla sua prima incarnazione che, soprattutto, alla seconda.

Siamo al cospetto di un album di puro heavy metal con tinte power che si apre alla grande con la veloce e bellissima "Hail to the Warriors" (forse la canzone migliore del lotto). In questo pezzo tutto è praticamente perfetto: la velocità unita alla melodia e gli ottimi riff di chitarra fanno da base alla voce acuta e pulita di Todd Michael Hall. Dopo questo pezzo a mio avviso la band entra in una fase non troppo esaltante. Le seguenti "Feel the Fire" e "Love Beyond the Grave" sono pezzi che forse sanno più di hard rock melodico che di heavy metal, e dobbiamo aspettare la quarta traccia per avere un altro sussulto in pieno stile heavy metal, ovvero "High Noon" che sicuramente è veloce e ficcante, ma non raggiunge la qualità della opener.

Arrivati a "Before This Time" si ha la sensazione che la band sicuramente abbia mantenuto inalterate le proprie qualità ma che non tutto in questo album sia esattamente esaltante, compreso questo pezzo che ha un refrain abbastanza stucchevole. E in questo non aiuta un cantante come Todd Michael Hall, fin troppo pulitino e perfettino, e che risulta quindi abbastanza impersonale sul lungo termine, per non dire annoiante. Con questo non voglio mettere paura a nessun fan della band o scoraggiare gli amanti del metal classico. Altri pezzi sono di qualità elevata, come ad esempio e soprattutto la speed song "Higher", ma quello che voglio dire è soltanto che questo è un buon album e non il capolavoro di questa band. 

La prestazione di questi musicisti in generale è molto buona, ottima la produzione del suono, ma un po' meno la capacità compositiva e la varietà. Il disco ha dei continui sali e scendi qualitativi che non sono preoccupanti, ma inficiano un album che fortunatamente non si esaurisce nelle prime canzoni, ma mostra una seconda parte di tutto rispetto, che potremmo individuare con la title track, davvero buona, e con altri ottimi pezzi come "Mortal Eyes" e "No More" e "Lost Dreams", tutte baciate soprattutto da un guitar work esaltante. Lo stesso non si può dire di altri pezzi filler come "Open Road" e "Lean into It", basati su mid tempo abbastanza innocui e dove non si ravvisano quelle qualità che questa band dimostra a più riprese di avere.

Per il mio umile parere questo album fosse durato una decina di minuti in meno e avesse prediletto quasi esclusivamente pezzi veloci e melodici sarebbe stato molto migliore di quello che è. Perchè è pur vero che rallentare non vuol dire per forza scendere di qualità, ma nel caso di questo album ho notato che queste due cose coincidono purtroppo. Album buono, ma di certo non da strapparsi i capelli.

Recensione a cura di Sergio Vinci
Voto: 70/100

Tracklist:
1. Hail to the Warriors 
2. Feel the Fire 
3. Love Beyond the Grave 
4. High Noon 
5. Before This Time 
6. Higher 
7. Mean Streets 
8. Open Road 
9. Mortal Eyes 
10. Lost Dreams 
11. Lean into It 
12. No More

Line-up:
Don Van Stavern - Bass
Mike Flyntz - Guitars
Frank Gilchriest - Drums
Todd Michael Hall - Vocals
Nick Lee - Guitars

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