MYTH OF LOGIC "Memory Of After" (Recensione)
Full-length, Bad Dog Promotions
(2025
Con "The Memory Of After", i Myth Of Logic compiono un salto artistico importante: non un semplice album, ma una storia sonora concepita come un’unica, lunga suite progressiva che intreccia introspezione, narrazione e dinamiche musicali non convenzionali. Alla base dell’opera c’è la visione di Scott G. Davis, polistrumentista e mente del progetto, che con questa nuova uscita espande i confini del prog classico introducendo trame atmosferiche, elementi jazz, momenti cinematografici e sezioni che richiamano la grande tradizione dei concept album. Il risultato è un lavoro denso, stratificato, che chiede all’ascoltatore di dedicare tempo e attenzione per essere pienamente compreso.
L’album si apre con "The Memory Of After (Part I) – Keep A Silent Watch", un brano complesso di oltre quattordici minuti che instaura immediatamente il tono: l’inizio è meditativo, con synth e tastiere che si muovono con eleganza, lasciando poi spazio a sezioni più articolate in cui strumenti acustici ed elettrici si fondono in un dialogo costante. Qui si percepisce in modo netto la capacità di Myth Of Logic di mantenere un equilibrio tra atmosfera e movimento, creando un senso di attesa e profondità che ben si presta a un percorso concettuale più ampio.
"Shadow Box" mantiene l’attenzione alta pur muovendosi su tempi più brevi: quasi dieci minuti in cui la melodia si intreccia con passaggi più intensi, ritmi che si alternano e un uso delle tastiere che ricorda certe linee organiche del prog classico, pur inserendo elementi più moderni e personali. La struttura, pur articolata, resta sempre coerente, mostrando una scrittura che sa dosare tensione e rilascio senza cadere nel manierismo. "An Empath In Exile" è un brano più compatto ma non per questo meno espressivo. In questo pezzo si avverte una maggiore immediatezza nella sezione ritmica e nelle linee vocali, che accompagnano l’ascoltatore in un’esplorazione interiore intensa ma controllata. Qui la band dimostra di sapersi muovere agilmente tra momenti melodici e sezioni più intricate, senza perdere il filo narrativo.
Con "Machine Language" si entra in un territorio quasi sperimentale, dove le scelte armoniche e timbriche mostrano un lato più audace della band: suoni stratificati, un uso intelligente di spazi sonori e transizioni che suggeriscono influenze diverse, senza mai forzare la mano. È una traccia che funziona come ponte tra il prog tradizionale e un modo di pensare la composizione più liquido e fluido. "Disconnect" riprende poi una forma più immediata, con una dinamica più definita e fraseggi che si muovono con naturalezza tra riff incisivi e passaggi più contemplativi. La band qui sembra voler stabilire un contatto diretto con l’ascoltatore, pur mantenendo l’integrità formale che caratterizza l’intero album.
"The Sky Is Falling" aggiunge un tocco di eleganza jazzy al discorso: l’uso del sassofono conferisce alla traccia un colore diverso, più raffinato e concettuale, e il dialogo tra gli strumenti diventa un elemento narrativo, non solo tecnico. È un momento in cui la tessitura orchestrale si apre e lascia spazio a soluzioni più ampie e riflessive. "Mercy Paradox" è uno dei brani più lunghi e appassionati dell’album, con oltre quindici minuti di durata. Qui si sente forte l’intento compositivo di Davis: la costruzione è ampia, le sezioni si intrecciano con naturalezza e il pathos cresce senza forzature. La chitarra solista si inserisce con grande personalità , dando al pezzo un senso di epicità che non è mai gratuito, ma funzionale alla narrazione sonora.
La chiusura affidata a "The Memory Of After (Part II) – The Skeleton Flower" è una sequenza che quasi venti minuti di musica articolata in più movimenti. La traccia è un condensato di ciò che Myth Of Logic ha portato avanti fin qui: atmosfere larghe e avvolgenti, momenti quasi cinematografici, esplosioni di energia contrastate da passaggi meditativi e una progressione che racconta una trasformazione, un percorso che spinge l’ascoltatore a riconsiderare il senso stesso dell’album come ciclo chiuso.
Nel suo complesso, "The Memory Of After" è un’opera che conferma la capacità della band di muoversi con padronanza tra vasti orizzonti espressivi. Il suono è ben bilanciato: le tastiere e i synth non dominano mai lo spazio sonoro, ma si integrano con le parti ritmiche e melodiche, creando un tessuto sonoro ricco e coerente. Le influenze profonde della prog anni ’70 sono evidenti, ma la visione compositiva resta personale e proiettata verso un linguaggio contemporaneo. Un album ambizioso, complesso e avvolgente, che non solo celebra la tradizione del progressive rock, ma la rielabora con originalità e intelligenza. "Myth Of Logic" regala qui una delle prove più riuscite del suo percorso, un’esperienza di ascolto profonda e stratificata, capace di restare impressa oltre il primo giro di ascolti.
Recensione a cura di Simone Lazzarino
Voto: 92/100
1. Keep A Silent Watch
2. Shadow Box
3. An Empath in Exile
4. Machine Language
5. Disconnect
6. The Sky is Falling
7. Mercy Paradox
8. The Skeleton Flower
Line-up:
Scott G. Davis - Keyboards, Bass Guitar, Electric & Acoustic Guitars and Voices
With:
Louis Alexi - Drums & Percussion
Chris Barbosa - Violin (1,8)
Jerry Outlaw - Lead Guitar (7)
David Pate - Tenor Saxophone (6)
Tara Jennings - Voiceover (8-i)
Web:
Bandcamp
Youtube

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