NUCTEMERON "Demonic Sceptre" (Recensione)
Full-length, I Hate Records
(2026)
Debutto sulla lunga distanza per i tedeschi Nuctemeron, attivi dal 2014. Dopo tre EP e uno split, questo “Demonic Sceptre” è un tentativo di coniugare la frenesia e la tecnica quasi neoclassica dei Destruction di “Eternal Devastation” (evocati nell'artwork dell'album) con la sfrontatezza del metal punk muscolare dei Venom, omaggiati con una vera e propria cover, “Angel Dust”.
Nonostante l'album, a prima vista, sia ascrivibile alla corrente revivalista speed/black attualmente in voga nel Nord Europa, questi tedeschi provano a uscire da quei binari black 'n' roll percorsi da Nifelheim, Hellbutcher, Butcher e compagnia borchiata, per sintetizzare due delle maggiori correnti del metal estremo europeo degli anni Ottanta. Quella che potrebbe apparire come l'ennesima band che basa tutto sul revivalismo e su un'estetica esagerata, con “Demonic Sceptre”, a un ascolto meno superficiale, prova invece ad aggiornare alcune tendenze melodiche del thrash metal tedesco trascurate dai più.
Già dall'intro e dal primo brano effettivo, “The Bat”, risulta chiaro come l'euforia e l'esaltazione luminosa, cioè gli aspetti meno digeribili degli Iron Maiden, siano stemperate dal lavoro chitarristico e ritmico. La giocosità che caratterizza il gruppo li avvicina a una versione più grezza del fan thrash. I riff e gli assoli, ad opera dell'unico chitarrista in formazione, Exterminator, che in quanto tale svolge un lavoro notevole, richiamano lo stile di Mike Sifringer, sempre in bilico tra complessità e spigolosità , con una maggiore focalizzazione sull'impatto diretto e sulla struttura dei brani che sul puro solismo chitarristico.
Ci sono brani thrash punk molto grezzi, influenze power metal e riff più diretti, ma quando questa band si scatena potrebbe quasi definirsi thrash tecnico. La batteria, seppur nulla di eccezionale, raramente ricorre ai blast beat. Questi fanno capolino nei momenti di maggiore frenesia, quando i Nuctemeron vanno a briglie sciolte; ciò consente di inserire riempimenti sui tom perfettamente udibili grazie a un mix ovattato ma ben definito. Il ritmo è incalzante, ma la monotonia viene stemperata da momenti in cui la band cerca qualcosa di più del semplice divertimento: un'oscurità vicina alle atmosfere delle colonne sonore horror e una certa epicità . Come in “Brandish The Hammer Of Hell”, dove la band sembra voler avvicinarsi perfino ai Bathory di “Hammerheart”. Le voci, ad opera del cantante Lunatic Aggressor, si attestano su uno scream di media tonalità , ma non rinunciano a grida banshee di stampo hardcore punk. Il basso, mai invasivo, è appena udibile nel mix.
Un lavoro che li avvicina a quanto fatto dai Desaster e dagli ottimi Cruel Force, rispetto ai quali c'è però più parodia e meno sostanza. Una proposta che potrebbe spingersi ancora più in là del puro divertimento da bottiglie stappate, ma nella quale si apprezza la volontà di dare continuità al thrash metal teutonico in questo millennio.
Recensione a cura di Gabriel Althos Aldo
Voto: 75/100
Tracklist:
1. Fresh Blood for the 13th Coffin
2. The Bat
3. After Violent Storm
4. Under Devil's Command
5. Fuck Off!!! (In the Name of Evil)
6. Burn My Skin to Leather
7. Rape from the Grave
8. Metallic Thunder
9. Brandish the Hammer of Hell
10. Angeldust (Venom cover)
Line-up:
Lunatic Aggressor - Vocals
Christhunter - Drums
Exterminator - Guitars, Vocals (backing)
Volcanic Slut - Bass, Vocals (backing)
Web:
Bandcamp
Spotify

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