YOTH IRIA "Gone with the Devil" (Recensione)


Full-length, Metal Blade Records
(2026)

Ho sempre amato il black metal greco, quella sua capacità di mescolare velocità ed epicità, quelle vocals che si allontanano dal classico screaming. E ci sono personaggi che, al pari di Euronymous o Fenriz, hanno contribuito a dettare le regole di quello stile e che poi lo hanno trasformato in maniera diversa, con più o meno successo. I primi a cui pensare sono, ovviamente, i Rotting Christ e i Necromantia; a seguire, i meno fortunati ma non meno validi (anzi, attualmente forse i più validi) Varathron. E non a caso cito queste band: Jim Mutilator, bassista e fondatore degli Yoth Iria qui presenti, vi ha militato all'epoca dei loro capolavori e non ha perso un minimo di smalto con questo nuovo progetto, anzi.

Gli Yoth Iria, con questo "Gone With The Devil", giungono al terzo lavoro sulla lunga distanza e non mostrano assolutamente segni di cedimento rispetto ai precedenti. Fin da quando avevo ascoltato il primo singolo, "The Blind Eyes Of Antichrist", con i suoi cori in greco, sapevo che questo nuovo full-length avrebbe avuto molto da dire, e così è stato. A partire dall'opener "Dare To Rebel", passando per il suddetto singolo, fino alla conclusiva "Harut, Government, Fallen", è un susseguirsi di autentiche perle. Tra le mie preferite figura senza dubbio "I, Totem", che, dopo un intro dal sapore ritualistico, si lascia andare a una sfuriata in pieno stile ultimi Varathron, con chitarre affilate ma dai toni caldi tipici del black ellenico e una doppia cassa che investe l'ascoltatore come un treno. Personalmente avrei scelto questa come primo singolo.

"3AM" è forse la canzone che meno mi ha convinto, nonostante i numerosi ascolti. Resta senza dubbio un ottimo pezzo, ma mi ha dato l'idea di un riempitivo più che di una canzone realmente sentita. Fortunatamente le cose si riprendono subito dopo con "Give 'Em My Beautiful Hell", che mi ha riportato alla mente un altro progetto di Mutilator, i Medieval Demon (gruppo che meriterebbe molte più attenzioni, a mio modesto parere). "Once In A Blue Moon" mette in mostra linee melodiche di chitarra epiche e, al tempo stesso, moderne, ma dal sapore antico: se dovessi immaginare una musica per accompagnare gli eroi omerici in battaglia o gli spartani alle Termopili contro Serse, penserei a questa canzone.

"Blessed He Who Enters" è il secondo singolo e la scelta è perfetta: una canzone epica e trascinante pur nella sua brevità (è la più corta del disco). "The End Of Known Civilization" è la mia preferita in assoluto dell'album, a partire dal titolo e passando per la musica, che mescola tutte le caratteristiche della band in un amalgama perfetto: epico, maestoso e al tempo stesso decadente, come è giusto che sia per una canzone con un titolo simile. Un plauso va fatto ad He, che conferma quanto di buono mostrato nel precedente "Blazing Inferno", portandolo ancora oltre grazie alla sua varietà vocale, capace di passare dallo screaming a voci quasi gothic/dark con la massima semplicità.

Questo era uno dei dischi che più attendevo quest'anno e, al netto di una canzone leggermente sottotono rispetto alle altre, non ne sono stato affatto deluso. Gli Yoth Iria si stanno ritagliando il loro posto nel gotha del black metal greco di nuova generazione, e ne hanno tutto il diritto!

Recensione a cura di Marco "Wolf" Lauro
Voto: 95/100

Tracklist:

1. Dare to Rebel 
2. Woven Spells of a Demon 
3. The Blind Eye of Antichrist 
4. I, Totem
5. 3am 
6. Give 'Em My Beautiful Hell 
7. Once in a Blue Moon 
8. Blessed Be He Who Enters 
9. The End of the Known Civilization 
10. Harut, Government, Fallen

Line-up:
Bill "Vongaar" Stavrianidis - Drums
Nikolas Perlepe - Guitars
Naberius - Guitars
He - Vocals
Jim Mutilator - Bass

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