30/12/11

Infamous "Of Solitude and Silence"

Full-length, Novecento Produzioni, 2011
Genere: Black Metal

Novecento Produzioni è una label italiana sempre attenta a selezionare quel black metal a loro più caro, tendente al depressive e, in genere, alle forme più ruvide e schiette di questo genere. Infamous è un progetto cagliaritano che nasce come one man band nell’agosto 2009 e si manifesta con il primo demo autoprodotto “Torrid Summer Misanthropy” nel 2010, limitato a 50 copie.
Gli Infamous in questo “Of solitude and Silence” propongono una sorta di black metal che parte dal raw per abbracciare altre piccole ma importanti sfaccettature, frutto dell’abile uso delle tastiere che non si impongono come predominanti, ma fanno da sfondo a dei brani disperati e alienanti, frutto di odio e misantropia.

Come appunto dicevo, ho trovato molto indovinato l’uso delle tastiere, che riempiono il sound e lo rendono in un certo senso sia cupo che atmosferico. La voce di S.A, tuttofare della band, si esprime in tentazioni prevalentemente “burzumiane”, con i tipici rantoli e urli disperati cari al Conte, aspetto, questo, molto comune ormai soprattutto nella frangia depressiva del black metal. Fortunatamente non siamo al cospetto della solita, trita e ritrita fotocopia sbiadita di Burzum, e nemmeno, per fortuna, le mie orecchie devono sorbirsi qualche inutile e finta lagna depressive, perché Infamous, al di là della voce un po’ standardizzata, propone una musica personale, e questo non è poco. Se uniamo a questo fattore importantissimo, il fatto che i due musicisti qui coinvolti (oltre ad S.A. nel disco le tastiere sono suonate da Alessandro) sanno anche emozionare e trasportare la mente lontano da tutto il rumore e la “freneticità materialistica” tipica della società moderna, è facile intuire che questo lavoro ha ottime potenzialità, molte già espresse tra l’altro. Nella biografia infatti viene esposta anche questa frase:

 “Il primo full-lenght propone un viaggio desolante negli abissi della solitudine e glorifica la schiacciante necessità del silenzio”

Per una volta né la band e nemmeno, soprattutto la label, non hanno mentito per alzare di qualche punto la valutazione di chi recensisce. La prima canzone, la title-track, sembra quasi un connubio tra Burzum della fase post "Det som...", Velvet Cacoon e depressive “generico”. I tempi di batteria sono sostenuti e la voce taglia come una lama, ma le tastiere forniscono corpo e dinamicità al tutto, oltre che un pizzico di originalità che non guasta. Le tracce sono tutte di durata medio-alta, con una media che si aggira attorno ai sei minuti per brano, ma l’iniziale title track è la più lunga, coi suoi nove minuti di musica, tra l’altro scorrevoli grazie a intermezzi rallentati in cui il duo esprime ancora di più riflessione e senso di nostalgia e solitudine.

Altre canzoni sono da brividi, la seguente “Rex Verminorum” ad esempio ha un riff portante semplice ma magnetico e la produzione direi che in genere è azzeccata. La batteria ne esce leggermente penalizzata, con un rullante messo in secondo piano rispetto ai piatti, ma nulla di preoccupante, potrebbero anche essere scelte della band. Inutile menzionare ogni singola canzone, perché gli elementi sono più o meno sempre quelli esposti sinora, ma forse nei brani successivi alla title-track assistiamo ad un utilizzo minore dei synth a favore di una immediatezza più prettamente raw, come in “Human Scum”, dove ci ho sentito qualcosa dei Bilskirnir. Comunque i rallentamenti sono anche in questo caso indovinati ed azzeccati, creando pathos dove serve.

Poco altro da aggiungere. Il disco inizialmente mi aveva lasciato non esattamente soddisfattissimo, ma al di là di quelli che possono essere i miei gusti personali in ambito black, che non combaciano esattamente con la proposta di questi Infamous, non mi resta che constatare la loro bravura. D’altronde, come se non bastasse, in chiusura abbiamo un altro episodio meritevole di essere menzionato per la sua toccante malinconia, “Spiritual Desolation”, che si ciba di una serenità solo apparente, che potrebbe sfociare nella rassegnazione, come il finale elettrico-acustico sottolinea. Chiude il lavoro “Lugore”, track fatta di sola tastiera dalle tinte ambient con note delicate e soffuse. 
Lavoro consigliato agli amanti del black metal in genere, ma soprattutto a coloro che si cibano di malinconia e di sogni infranti nel tempo, sommersi da una coltre di immondizia chiamata “società”

Recensione a cura di: Sergio Vinci “Kosmos Reversum”
Voto: 75/100

Tracklist:
1. Of Solitude and Silence 09:00  
2. Rex Verminorum 06:45  
3. Grey Euphoria 05:56  
4. Human Scum 06:10  
5. Spiritual Desolation 06:58  
6. Lugore 01:51  

DURATA TOTALE: 36:40  

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