11/06/12

Ephel Duath "Of Death and Cosmos"

EP, Agonia Records, 2012
Genere: Avant-garde Jazz/Metal 


Laddove l'heavy metal imita il gioco della stagione progressiva degli anni '70, tentando di uscire dalle recinzioni di genere che lo limitano, abbracciando i territori e le influenze più lontane, laddove colori scuri e lividi presi in prestito dal black metal, abbracciano sonorità moderne e sperimentali e laddove il puro rumore, il grind-noise più disturbante e tecnologico rincorre dall'elettronica all'improvvisazione dal sapore fusion e jazzato, lì si nasconde il vero concetto di "avanguardia" e in esso band come gli Ephel Duath.

Nel caso di questi padovani non possiamo parlare di gruppo di culto, vista la complessità della loro proposta, tanto meno però potremmo parlare di band eccessivamente di nicchia o underground, perchè a seguito dei loro primi piccoli passi sul finire dei '90, gli Ephel Duath sono stati sempre riconosciuti e rispettati, sia in ambiante nazionale, che (soprattutto) estero: e infatti arrivare al contratto (durato fino al recente 2009) con una grande e prolifica madre e promotrice del calibro della Earache Records, non è certo un'impresa alla portata di qualsiasi teenager furioso e appena uscito dalla sua accogliente camera da letto!
A proposito di questo voglio ricordare come Digby Pearson, fondatore e magnate della Earache, in occasione del ventennale di quest'ultima in più interviste tenute in sede italiana, aveva indicato proprio gli Ephel Duath come una delle sue band preferite, nonchè una delle più eclettiche e innovative, tra quelle accolte sotto l'ala della sua mastodontica etichetta, a suo parere veri discendenti degli storici Naked City del folle sassofonista John Zorn (un musicista che se state leggendo con interesse queste righe, fareste bene ad approfondire). Come potremmo, dunque, dargli torto? Il mostruoso ibrido progressivo e jazzato, schizoide e dissonante, innescato dagli Ephel Duath è infatti in continuo divenire, sempre pronto a sfornare e ad accogliere nuove novità.

Quella del 2012 è "Of Death and Cosmos, un EP di sole tre tracce per circa venti minuti di musica, che vede gli Ephel Duath arruolare al proprio interno due elementi di prim'ordine: da un lato la "dolce e pacata" voce di Karyn Crisis e dall'altro il funambolico basso di Steve Di Giorgio (proprio lui!) ad affiancare la figura centrale di Davide Tiso, "mente" del progetto che stavolta ricopre il ruolo di chitarrista e compositore.
Gli Ephel Duath ripartono da dove ci avevano lasciati con "Through My Dog's Eyes", in un quadro che tenta di suonare sempre folle e disturbante, ma meno rumoroso e improvvisato, stavolta forse dal tiro più rock; nell'ultimo Ep traspare meno il lato tecnico del gruppo che si concentra invece su sonorità più atmosferiche, che si manifestano in riff oscuri e arpeggi malinconici, ritmiche dall'andamento più lineare tra mid tempo più quadrati e tempi cadenzati e più "doomy", senza farci mai mancare qualche cambio improvviso o qualche stacco ad effetto.

Tuttavia dal punto di vista della composizione, questo non sembra proprio il lavoro di una formazione stellare come quella che c'è dietro! "Black Prism", "Raqia" e "Stardust Rain" infatti si susseguono tutte e tre con grande atmosfera, ma che (dal punto di vista chitarristico specialmente!) non rivela una gran ricchezza di idee con il risultato di suonare un po' monocorde; perfino Steve Di Giorgio fa il suo lavoro impeccabile nella sezione ritmica con un sound cupo e vibrante, ma non viene mai lasciato emergere molto.
Insomma con presenze come quelle sopra citate, e da un monicker come quello in questione ci aspettavamo qualcosa di ben più esaltante, uno stupore a cui gli Ephel Duath ci avevano abituati, che qui viene chiaramente meno! "Of Death and Cosmos" vede la band un po' "spodestata" di quell'anima jazz-fusion che forse era il vero motore che aveva spinto alla creazione dei bellissimi "The Painter's Palette" e "Pain Necessary To Know" (risuonato ed edito anche in chiave totalmente elettronica) con i quali forse quest'ultimo lavoro soffre di gran lunga il confronto! 

Insomma in questo quadro dove perfino la tensione schizofrenica che eravamo soliti sentire è largamente ridimensionate, a farla da padrone è senza dubbio la voce di una Karyn Crisis sempre sugli scudi, in una prestazione eccellente e versatilissima, tra growling bestiali e demoniaci, scream vocals deflagranti fino a ritornelli in pulito di grande effetto con un timbro potente e al vetriolo e melodie davvero convincenti; ne viene nel complesso un lavoro che non colpisce e non convince troppo i nostri palati, forse perchè realizzato un po' frettolosamente, forse per una direzione intrapresa che forse non è azzeccatissima...Seppur in maniera incerta e impacciata facciamo il nostro rispettoso inchino al nome degli Ephel Duath e ancor di più ai nomi che ospita sotto di se e aspettiamo, speranzosi di un miglioramento, il prossimo lavoro!


Recensione a cura di: Static Chaos
VOTO: 63/100


Tracklist:
1. Black Prism 06:51
2. Raqia 06:34
3. Stardust Rain 06:18

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