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21/10/16

DARKTHRONE "Arctic Thunder" (Recensione)

Full-length, Peaceville Records 
(2016)

A tre anni di distanza da quel gran disco chiamato “The Underground Resistance”, torna sulle scene una delle band più rappresentative della scena estrema del Metal europeo: i Darkthrone. Una band che certo non ha bisogno di ulteriori presentazioni, in quanto è entrata a far parte nel gota del Black Metal, già da diversi lustri con dischi del calibro di “A Blaze in the Northern Sky”, “Under a Funeral Moon” e “Transilvanian Hunger”. Lavori che hanno segnato un decennio (i nineties), sotto il marchio del più oscuro e misantropo Black. “Arctic Thunder” vira leggermente verso sonorità più oscure rispetto al precedente lavoro, ma non abbandona certo quella matrice Black’n’Roll che in un certo senso ha rilanciato, a livello compositivo, il duo composto dall’istrionico Fenriz e dal misantropico Nocturno Culto.

Iniziamo con “Tundra Leech”, pezzo dall’incedere lento e cadenzato dove chitarra, basso e batteria intessono suoni tipici del Back Metal d’annata e la voce di Nocturno Culto pontifica sulla paludosa Tundra nordica. Sulla falsariga di “Tundra Leech” segue “Burial Bliss” dove le tipiche sonorità nineties del metallo nero, si innestano su ritmiche veloci e caotiche. Con “Boreal Fiends” ritorniamo su ritmiche rallentate e liriche doomeggianti dove, grazie all’evocativa voce di Nocturno Culto, prendono forma i nostri demoni interiori, mentre lo sguardo si perde sugli orizzonti boreali. In “Inbred Vermin” riemergono i ritmi Black’n’Roll, che si alternano con sapiente maestria a parti più melodiche e cadenzate. La title track “Arctic Thunder” si apre con un riff classico caro agli Slayer, che i Darkthrone piegano a loro stile unico, regalandoci uno dei pezzi più belli del disco e che rimanda direttamente a quanto di buono Fenriz e Nocturno Culto hanno fatto con il precedente “The Underground Resistance”. 
 
Ci avviciniamo così alla parte finale del lavoro e non possiamo non notare che il tasso di Black’n’Roll aumenta in modo esponenziale, incidendo in maniera definitiva nelle strutture delle songs, donando agli ultimi tre pezzi, sonorità care anche ad un certo tipo di Heavy Metal grezzo, primitivo e volutamente retrò che si rifà direttamente a gruppi seminali come gli Hellhammer. 
“Throw Me Through the Marshes” parte con un incedere lento e solenne con un riff putrido, che sembra essere uscito dai seventies più lisergici, per poi aprirsi e deragliare a velocità sostenuta. “Deep Lake Trespass” ci porta a cavalcare a spron battuto, come delle furie notturne, in una corsa senza meta e la conclusiva “The Wyoming Distance” suggella la chiusura del disco in modo inaspettatamente goliardico. “Arctic Thunder” è un disco bello che fotografa a pieno l’anima più Black, incarnata da Nocturno Culto, con l’anima più "Root Metal" di Fenriz. Un lavoro che non aggiunge e non toglie nulla alla fama e alla gloria dei Darkthrone, ma che regala ai tanti followers della band norvegese della buona musica estrema.

Recensione a cura di: Antonio Arcudi
Voto 80/100

Tracklist:
1. Tundra Leech 05:02 
2. Burial Bliss 04:59
3. Boreal Fiends 05:50 
4. Inbred Vermin 05:49
5. Arctic Thunder 04:41 
6. Throw Me Through the Marshes 05:00 
7. Deep Lake Trespass 04:48
8. The Wyoming Distance 03:14 

DURATA TOTALE: 39:23

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