THE SPIRIT "Sounds from the Vortex" (Recensione)


Full-length, Nuclear Blast Records
(2018)

Formatisi nel 2015, i tedeschi The Spirit, esordivano nel 2017 con questo "Sounds from the Vortex". Ma penso che quasi tutti li conoscano solo di recente, ovvero con la ristampa ad opera del colosso Nuclear Blast, che li ha subito scritturati e ne ha ristampato questo debutto pochi mesi fa.
La realtà concisa e stringata che potremmo dipingere per descrivere operazioni come questa è la seguente: buona band, ottimi musicisti e discreti compositori, fautori di un buon death/black metal melodico, che tanto riporta alla mente in primis i Dissection, soprattutto per il cantato di MT, anche chitarrista proprio come Jon Nodtveidt, ma anche tutte quelle formazioni che vanno dai Necrophobic ai Sacramentum, agli altri cloni dei Dissection, i Thulcandra, e poi ancora Unanimated, ecc.

La domanda che mi pongo però è: avevamo bisogno di altri cloni essenzialmente? Il fatto di essere dei cloni di per sè non è un danno, ma nel caso di questi The Spirit il danno viene sfiorato di un soffio. Se è vero, come dicevo, che la band è impeccabile a livello tecnico e anche discretamente abile nel costruire canzoni perlomeno decenti, è anche vero che l'impressione sembra quella di ascoltare i Dissection dei primi due album, ma privati di quella malvagità e introspezione che solo dei fuoriclasse come Nodtveidt potevano dare alle loro composizioni. Qui tutto suona bene, ma il problema è proprio questo; il tutto suona TROPPO bene e perfettino.

Non so, è come se la band volesse celare qualcosa che sa di non poter essere ma che prova ad essere perchè ne è troppo affascinata, quel "vorrei ma non posso" che sicuramente i più attenti riusciranno a percepire da queste noti, soprattutto chi segue i Dissection e certo black/death metal da quasi venticinque anni.
A parte questo, il disco scorre bene, qui c'è tutto: melodia, velocità, buone variazioni e tanta competenza. Il discorso è che a me non basta la forma, ma voglio la sostanza, e nel momento in cui qualcuno asserisce che i Belphegor sono meglio dei Morbid Angel ci rimango molto male e provo un po' di pietà per chi non può capire certe dinamiche del metal, anzi del metallo della Morte.
Discreti mestieranti. Se vi basta accomodatevi.

Recensione a cura di: Sergio Vinci "Kosmos Reversum"
Voto: 63/100

Tracklist:
01. Sounds from the Vortex 2:29 
02. Cosmic Fear 4:27 
03. The Clouds of Damnation 7:15 
04. Cross the Bridge to Eternity 6:15 
05. Illuminate the Night Sky 5:44 
06. The Great Mortality 5:35 
07. Fields of the Unknown 6:17
DURATA TOTALE: 38:02

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