PHYLOSOPHY OF EVIL "Of Humanity And Other Odd Things" (Recensione)


Full-length, Sheratan Records
(2019)

"Of Humanity And Other Odd Things" è il nuovo album degli emiliani Philosophy Of Evil, ovvero un sontuoso viaggio "grandguignolesco" nell'animo umano, una sorta di giostra dell'orrore, di quelle che ci spaventavano tanto quando eravamo piccini, in cui dietro ad ogni angolo non sapevi mai cosa poteva spuntare fuori. La band ammette di incorporare nella propria proposta influenze di artisti come
Marilyn Manson Mr.Bungle, System Of A Down, Faith No More, Diablo Swing Orchestra, Stolen Babies, e la cosa direi che è abbastanza coerente coi loro intenti, non tanto però a livello musicale, quanto a livello attitudinale, ovvero di giocare con tanti argomenti ed emozioni nascoste e controverse, dando la parvenza di non prendersi troppo sul serio, ma col risultato di sembrare forse più inquietanti di tanti altri estremisti del metal.

Sostanzialmente la musica di questi ragazzi si colloca a metà strada tra rock e metal, con spiccate doti progressive e una spiccata voglia di sperimentazione, ma quest'ultima non è mai troppo spinta, lasciando comunque la band in territori ben delineati e non troppo sui generis (quelli già descritti del rock-metal progressivo). Il gruppo è formato da: Charles Wooldridge (voce), Emmanuel Botch (chitarra), Francis Gebirge (basso) e Aleksander Ladislaw (batteria). Tutti e quattro  musicisti possono vantare una tecnica individuale molto buona e questo gli consente di fare tutto ciò che vogliono, nel loro teatrino oscuro. Così come è giusto fare menzione dell'ottima produzione che esalta tutte le doti dei singoli musicisti e della loro estrosità quasi estrema. D'altronde poco tempo fa ce lo avevano promesso, in occasione del primo singolo estratto da questo album, ovvero "Puppet Show", uno degli highlight di quest'opera: "È giunto il momento di scoprire la prima carta: Puppet Show è il primo brano del nostro disco “Of Humanity And Other Odd Things”. E in fin dei conti, che cos’è la specie umana se non un gigantesco spettacolo di burattini?"

Ed è così che la band oggi si prende tutta la scena con tredici episodi che viaggiano sulle coordinate di quel singolo apripista, tra funamboliche scorribande metal e altri episodi in cui la vena più melodica raggiunge il suo climax ideale, come ad esempio in "You’re My Stream" (da cui ne è stato tratto anche un bellissimo videoclip - cartone animato), e in cui compare una bellissima voce femminile (ad opera della preparatissima Sofia Mazza). Ma il disco viaggia su qualità molto alte nel suo insieme, con episodi bellissimi uno ad uno e non avrebbe senso fare un noioso track by track. 
Concludo dicendo che il nome della band abbreviato, P.O.E., trae ispirazione dal famoso genio-scrittore horror, Edgar Allan Poe, e di per sè è già un buon inizio per addentrarci nei meandri bui e quasi onirici di questo album.
Disco consigliato soprattutto a coloro che dal metal vogliono quell'elemento di teatralità che negli ultimi anni si è un po' perso. E perchè non riportarlo sotto i riflettori grazie proprio ai Philosophy Of Evil?

Recensione a cura di Sergio Vinci
Voto: 78/100

Tracklist:
1. Prelude
2. Puppet Show
3. Horror Vacui
4. Love – Death
5. You’re My Stream
6. In Loving Madness
7. Sehnsucht
8. Shipwrreck
9. The City In The Sea
10. Schizophrenia
11. Ratz Everywhere
12. Why Does The Rabbit Want To Kill…
13. A Strange Case

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