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SEPULTURA "Quadra" (Recensione)


Full-length, Nuclear Blast America
(2020)

La domanda che mi sono posto quando mi sono avvicinato a "Quadra" è stata: cosa ci dobbiamo aspettare dai Sepultura di oggi? E’ giusto continuare ad avere i metri di paragone con la line up storica e con gli album storici? Ormai sono passati più di vent’anni dalla “rottura” ed i nostri hanno continuato a produrre album con una certa regolarità. Per questo a mio avviso è giusto analizzare "Quadra" per quel che è, ossia un lavoro composto da nuove canzoni e valutare le stesse senza guardare allo storico della band. Quindi definito il metodo di lavoro, mi sono predisposto all’ascolto. 

L’impressione generale è di una band in grande forma che continua a macinare metal estremo con grande convinzione e con ancora delle cartucce in canna da sparare. "Quadra" è un album moderno, dai suoni pieni, con una produzione che riesce a risultare dinamica e molto potente. La base sonora è figlia della storia della band, un thrash pesante con forti retaggi hardcore, e groove a volontà, a cui i nostri hanno voluto affiancare soluzioni latine, soprattutto a livello percussivo, con un innesto mai invadente di tastiere, utilizzate per far risaltare determinate dinamiche con melodie che provano a dare qualcosa in più alla musica proposta, riuscendoci pienamente. Il suono volutamente caustico rende l’atmosfera generale a tratti opprimente, donando all’album un suono estremo, lontano da idee commerciali. Per questo ritengo "Quadra" un album vero, senza compromessi, pesante, con la voce potente di Derrick Green a dettare le danze sopra una base sonora pesante. 

Una menzione a parte va fatta al lavoro di batteria di Eloy Casagrande precisa, pesante, e allo stesso tempo dinamica e fantasiosa, da vero fuoriclasse. Da par suo Andreas Kisses ci regala diversi assoli di grande qualità, nel suo stile classico, e martella in modo continuo con i suoi riff di pregevole fattura. L’iniziale “Isolation” è un devastante thrash che ci riserva una parte finale inattesa con dei controtempi davvero notevoli figlio del miglior prog metal. Con “Means To An End” si torna su territori più consoni al loro stile, quello caustico dell’era "Roots", e lo fanno in modo convincente, con un Derrick davvero sopra le righe. Devastanti! La brutale “Last Time” fa salire ancora più in alto il livello di violenza dei nostri, con un ritornello azzeccato. La parte centrale rallenta per dare spazio a delle atmosfere gotiche per poi tornare a pestare duro sul finale. Con “Capital Enslavement” vengono fuori le influenze tribali, mischiate sapientemente ad un riffing pesante, dove emergono le influenze hardcore dei nostri, mischiate ad un thrash crudo. “Ali” è un pezzo strano, pesante, sperimentale, che vive al suo interno di diverse atmosfere. Un esperimento che non mi ha convinto del tutto. “Raging Void” si poggia sul ritmo fantasioso del drummer, su cui la band costruisce l’intelaiatura del brano, e su cui Derrick crea il miglior ritornello dell’album. “Guardians Of The Earth” inizia con un bellissimo arpeggio acustico che cresce, su cui si innesta la batteria e su cui si sviluppa un coro dal tono angosciante, prima che la band entri con il suo carico. Un brano dalle diverse atmosfere, con una chitarra solista in rilievo ed un coro che torna più volte, su cui si contrappone la voce violenta di Derrick creando un crescendo di notevole intensità. “The Pentagram” è uno strumentale in cui i Sepultura danno sfoggio a tutta la loro creatività, costruendo un assetto sonoro di notevole fattura, in cui le qualità tecniche escono fuori in tutta la loro espressività. Brano fantastico. Con “Autem” i nostri tornano a picchiare duro, mantenendo quell’alone caustico che accompagna tutti i momenti più pesanti di "Quadra", per poi creare nella parte centrale un momento di sospensione, in cui la ritmica fantasiosa di Eloy è il principale sostegno su cui poggia tutto. “Agony Of Defeat” abbassa il tasso di pesantezza e ci sorprende con le sue atmosfere a tratti orientali, a tratti stranianti, con innesti di tastiera che permettono al brano di crescere per sfociare in momenti più propriamente metal e con un ritornello che si posiziona come ciliegina, dando un senso di compiutezza alla canzone. “Fear;Pain;Chaos;Suffering” è il pezzo più immediato e meno pesante dell’album, ospita la cantante Emmily Barreti, e si candida a diventare una hit. Davvero un gran bel pezzo, melodico, ma affatto banale, con l’assetto vocale che ti si ficca nella testa già al primo ascolto. 

I Sepultura sono stati in grado di creare un album vario, hanno avuto il coraggio di sperimentare e di osare, restando sempre nel proprio territorio, ma senza la paura di guardarsi intorno. Non ho trovato ombre ad oscurare "Quadra", ed i Sepultura con questo album sono tornati in alto nel tabellone delle band metal storiche, in un momento in cui si sta verificando uno spartiacque tra chi sta buttando la spugna e chi prova a resistere al passare del tempo, provando e, molto spesso riuscendo, a comporre album all’altezza delle attese. 

Recensione a cura di John Preck
Voto: 80/100

Tracklist:
1. Isolation
2. Means to an End
3. Last Time
4. Capital Enslavement
5. Ali
6. Raging Void
7. Guardians of Earth
8. The Pentagram
9. Autem
10. Quadra
11. Agony of Defeat
12. Fear, Pain, Chaos, Suffering

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