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Massacro collettivo: TILL DIE (Intervista)


Dopo aver recensito il loro buon debutto "Ruthless", siamo andati a scoprire qualcosa di più su questa band romagnola. A voi il resoconto dell'intervista con Filippo Raggi, batterista della band!

01 – I Till Die sono giunti all’esordio sulla lunga distanza. Come mai avete impiegato tutto questo tempo per pubblicare il vostro primo lavoro? 
Siamo in circolazione da parecchio tempo ormai e, pur non avendo mai interrotto l'attività della band, abbiamo attraversato periodi di stasi durante i quali alcuni membri della band si sono trovati impegnati con progetti musicali paralleli che hanno assorbito gran parte delle energie e distolto l'attenzione da ciò che stavamo facendo con i Till Die. A questo si aggiunga un periodo caratterizzato da continui cambi di line-up che non ha di certo aiutato a concentrarci sul nostro lavoro, rimandando ulteriormente la registrazione del primo full length album. 

02 – Potete presentare la band ai nostri lettori? Dove e quando nascono i Till Die? 
La band nasce a Sarsina, un paese in provincia di Forlì-Cesena, nel 1998. Dopo due anni con il nome "Day of Darkness", il cambio del monicker in "Till Die". Attualmente la band è composta dai fratelli fondatori Antonio e Filippo, rispettivamente chitarrista e batterista, Eric Castiglia alla seconda chitarra e Fabio "Spado" Spadino al basso e voce. 

03 – Parliamo di Ruthless. Quando sono nati i brani che ne fanno parte? In che arco temporale li avete scritti? 
I brani che compongono l'album sono stati concepiti nell'arco di alcuni anni, anche a distanza l'uno dall'altro. Li abbiamo suonati a lungo in sala prove, alcuni persino con line-up differenti, e per questo motivo taluni hanno subito modifiche che sono maturate in intervalli di tempo anche piuttosto lunghi, prima di giungere alla loro versione definitiva che trovate oggi sul disco. 



04 – Quali sono le influenze che hanno impattato sul vostro stile? 
Il nostro sound parte da ciò che è stato creato fino ad oggi in ambito heavy metal riguardo i generi thrash/groove/death, cercando di creare qualcosa di fresco, moderno e personale. Inutile negare che i Pantera possono essere considerati senza dubbio la nostra influenza maggiore, ma sono però riconoscibili anche altre inflessioni musicali, che variano dallo swedish death-metal allo sludge-metal di band come i Black Label Society, così come richiami al metal-core di stampo americano dei Lamb of God. 

05 – Quali sono i temi che avete trattato nelle vostre lyrics? 
I testi sono scritti da Antonio e Fabio, a volte anche in collaborazione per quanto riguarda alcuni dettagli. Immagini di repertorio di ambienti e persone diverse. Spesso i testi sono poco se non per niente ponderati, bensì una precisa fotografia di una sera, di una notte, di un istante. Per citare nello specifico alcune lyrics del nostro ultimo lavoro in studio, "The Price to Live" è una denuncia verso i media alfieri di un sistema falso, opportunistico, spietato con i deboli e vigliacco con i forti, oltre che verso l'egoismo e la falsità insite nell'essere umano. Con "Falling" si è tentato di creare un dipinto in stile neoclassico delle insoddisfazioni, delusioni, fallimenti e perdite della oggettivamente misera esistenza umana, la quale avrebbe le capacità di elevarsi, ma rimane a terra per codardia. "Lord of the Worms" è ispirata ad un breve racconto di Stephen King, omaggio del chitarrista Antonio ad un autore che stima e che lo ha fatto piacevolmente evadere negli anni passati. La genesi del testo di "The Gray Man" risale a Novembre del 2018, quando Fabio si trovava ad Ulan Bator, la capitale della Mongolia: "Faceva un gran cazzo di freddo! Ogni mattina le persone che picconavano il ghiaccio mi svegliavano puntualmente e mi stavano mandando fuori di testa. Dopo le prime due settimane sono esploso ed ho iniziato ad inveire contro il malcapitato di turno che stava picconando sotto la mia camera di albergo, e magari lo stava facendo per 1 euro al giorno. La sera tornando in albergo ho pensato che, se quel poveretto fosse stato uno psicopatico, mi sarei potuto ritrovare dentro una valigia. E così quell'episodio ha fatto scattare la scintilla per iniziare a scrivere "The Gray Man"." 

06 – Ascoltandovi emerge prepotente la vena live della vostra musica. Forte è la sensazione di ascoltare brani nati e suonati in una sala prove e non dietro ad un pc scambiandosi i files… 
Hai fatto centro Man! Le cose stanno proprio così: ci si trova in sala prove, ci scoliamo un paio di birre e iniziamo a sviluppare insieme le idee portate dai membri della band, poi le stesure e i dettagli si perfezionano a seguire, anche individualmente, ma confrontandosi sempre e comunque in occasione delle prove. E' la natura del genere musicale che proponiamo, concepito per tutti coloro che amano scatenarsi in furiosi headbanging e circlepit sotto il palco! 

07 – Quanta importanza riveste per i membri dei Till Die avere la possibilità di suonare dal vivo? E quanto questo periodo pandemico sta impattando sulla band? 
Come hai già avuto modo di capire il ciclo di vita della nostra musica trova la sua naturale conclusione sul palco. La dimensione live riveste un ruolo molto importante per noi ed il particolare periodo che stiamo attraversando ovviamente non ci aiuta in questo senso. Nonostante l'album sia uscito ormai da alcuni mesi, non abbiamo ancora avuto modo di promuoverlo dal vivo. 

08 – Quando si potrà tornare a calcare i palchi avete in programma di organizzare un tour a supporto di Ruthless? 
Sicuramente ci saranno delle date dal vivo con l'obiettivo di raggiungere il maggior numero di persone con la nostra musica. La situazione emergenziale in cui ci troviamo è in continua evoluzione perciò al momento non ha molto senso fare programmi, ma noi non molliamo, siamo motivati più che mai e pronti a ripartire appena sarà possibile! 

09 – Cosa spinge oggi i membri dei Till Die ad imbracciare gli strumenti ed a suonare pesanti? 
Beh, in effetti non siamo più dei ragazzini ed ogni tanto ce lo domandiamo pure noi! Fondamentalmente penso si tratti della passione per la musica, nello specifico per ciò che suoniamo da oltre vent'anni. Non è per vocazione divina o perché vogliamo impartire lezioni di vita attraverso la nostra musica, semplicemente ci sono cose che ti mancano non appena ti ci allontani, ne senti l'esigenza e ti rendi conto di non poterne più fare a meno, in quanto indispensabili per mantenere quell'equilibrio psicologico di cui ognuno di noi ha bisogno. 

10 – A voi l’ultima parola… 
Mille grazie per l'interesse dimostrato nei nostri confronti! Speriamo che tutti coloro che dedicheranno qualche minuto alla lettura di questa intervista, vorranno concederci una possibilità ascoltando il nostro album "Ruthless", magari bevendoci sopra una birra alla nostra salute! STAY METAL!!!! 


Intervista a cura di John Preck

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