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Fanciullesca dimensione magica: MANULUC (Intervista)


I Manoluc hanno appena realizzato il loro secondo album, "Asa Nisi Masa", che ci ha colpiti e si è conquistato il titolo di hot album sul nostro sito. C'erano quindi tutti i presupposti per fare due chiacchiere con la band, la quale ha risposto in maniera accurata alle nosre domande. Buona lettura!

1) Benvenuti Manoluc! Come e quando nasce la vostra band?
La primissima idea di formare il gruppo è nata durante il Metalcamp del 2008 o 2009, una di quelle idee geniali che ti vengono quando passi le giornate a bere birra e mangiare birra. Formalmente però abbiamo iniziato a suonare nell'estate del 2010 quando più o meno i gruppi in cui suonavamo si erano sciolti o erano in procinto di. Inizialmente eravamo in 3, senza voce, ed erano quasi più delle jam session che delle vere e proprie prove. Stavamo cercando delle idee, qualcosa che ci piacesse senza per forza essere etichettati con un genere preciso. Verso il 2012 si è unito Tommaso e abbiamo iniziato a costruire i pezzi che poi sono stati pubblicati nel nostro primo album, "Carcosa", registrato nel 2015. (Nicola Revelant, batteria).

2) Ci volete spiegare il significato del titolo del vostro nuovo album "Asa Nisi Masa"?
“Asa Nisi Masa” cita una delle scene più suggestive del film “Otto e Mezzo” di Federico Fellini. In quella sequenza il maestro riminese trafigge lo spettatore mescolando in una sequenza onirica inquietudine, malinconia, dolcezza attraverso un ricordo infantile del protagonista. Per come quella scena è girata, per il senso di sgomento che evoca, per il fatto che i protagonisti della scena sono due bambini impegnati a creare una fanciullesca dimensione magica attraverso quella formula, mi è parso il titolo più adeguato a sintetizzare la trama che avevamo in mente per il disco. Non ci siamo messi sulla scia di chi ha forse stra-capito la scena con voli spesso arbitrari(anche perché personalmente avverso le esegesi prive dei giusti crismi), ma ci siamo attenuti a quella che è l'interpretazione più immediata della scena. Quindi Asa Nisi Masa come “Anima” in alfabeto serpentino(se osservate i caratteri del titolo sulla copertina, opera del nostro bassista Giulio Cucchiaro, vedrete come ci teniamo a quella lettura), ma anche come gioco infantile del crescere restando fedeli a se stessi (non a caso nelle foto interne siamo tutti ritratti da bambini), che in fondo è ciò che i vari testi del disco cercano di descrivere: lo sviluppo dell’essere, chiaramente secondo una prospettiva epico-orrorifica congeniale al genere musicale che proponiamo. (Tommaso Napolitano, Voce).

3) Ho trovato il vostro sound originale e personale. Come siete riusciti ad arrivare a questo risultato e in cosa pensate di differenziarvi dalla massa delle band in giro?
Siamo amici e suoniamo innanzitutto per divertirci. Ci piace fare musica e ognuno di noi porta con sé un background musicale variegato, veniamo infatti da esperienze musicali eterogenee. Nicola ha suonato la batteria in gruppi Punk e New Wave, io il basso in gruppi Thrash Metal e Folk-Rock, Alessandro suona in un gruppo di cover-rock. Abbiamo una visione della musica molto ampia e probabilmente si sente all’interno delle nostre composizioni. Suoniamo metal, ma siamo lontani dai cliché del metallaro medio. Poi ci sono i testi delle canzoni. Tommaso ci mette davvero molto impegno, traendo ispirazione dal mondo del cinema e della letteratura. (Giulio Cucchiaro, basso).

4) Di cosa parlano le vostre canzoni? Quali messaggi volete lanciare a chi vi ascolta?
Tutti i testi di Asa Nisi Masa seguono idealmente il discorso di Carcosa, nostro primo album. Ma se quella era un'opera incentrata sull'aspetto “sociale”, terreno dell'essere, qui ci muoviamo su un piano più sottile, animico, e lo facciamo attingendo al fantastico, alla psicologia, al mito. Inizialmente l’idea era di una vera e propria narrazione che avesse un inizio e una fine, ma la cosa non era compatibile con la gestione delle tensioni dei brani, e si è preferito optare per una “galleria di scene” a mo' di viaggio Dantesco. L'effetto è a nostro avviso avvincente e ha permesso una maggiore libertà creativa. Forse una trama in senso stretto, razionalizzabile e riassumibile, avrebbe depotenziato l’evocatività dell’opera nel suo complesso. Interessante osservare come “il bosco senza sentieri”, testo scritto da Alessandro, parli di Jiddu Krishnamurti, fotografando un momento della sua vita congeniale al tema del disco. Ai tempi non sapevo di quel testo né Alessandro sapeva delle idee che mi frullavano in testa con riferimento ai contenuti del disco. Ma evidentemente eravamo sintonizzati. Non sviscererò verso per verso tutti i testi, limitandomi ad un excursus generico. Diciamo che nel suo “raccontare i percorsi dell'anima”, il disco affronta vari temi: dal culto malato per il progresso tecnologico ed economico (“Heliopolis 2029”, “Cemento armato”) alla tentazione in cui si cade quando, rifiutata una omologazione dell'essere, finiamo per diventare omologanti noi stessi e spesso tiranni a nostra volta, e dobbiamo uccidere anche quel nostro “io” se non vogliamo incastrarci (“Deriva”). Dall'esaltazione dello spirito quando scopriamo di aver guadagnato un grado di libertà, siamo usciti da una brutta situazione o ci rivolgiamo con fierezza contro ciò che ci è stato tiranno (“Rapace”, “Il bosco senza sentieri”, “Solstizio”), a forme di parassitismo psichico, manipolazione e violenza psicologica (“il letto di Procuste”, “la Pittima”). Discorso a parte va Fatto per “Madre dell'Oscurità” che invece trae ispirazione da un bel romanzo horror dello scrittore Danilo Arona, “Black Magic Woman”, incentrato sulla magia nera islamica e caraibica, libro che offre una lettura affascinante degli effetti dell'Undici Settembre sullo psichismo collettivo. Cosa cerchiamo di comunicare coi testi? Prima di tutto, nelle nostre più umili intenzioni, trasmettere una vibrazione positiva, evocare uno spirito di reazione, attivare una sveglia. Ma anche e soprattutto, attraverso il gioco dei campionamenti e delle citazioni, cerchiamo di offrire a chi ci ascolta uno spunto di ricerca, un messaggio, un percorso fatto di letture, proiezioni filmiche, ascolti, riflessioni quando non indicazioni pratiche vere e proprie. In un’epoca storica che ha fatto di tutto l’esistente un mercato, compito dell’artista è deprogrammare il fruitore, anche a un livello micro come può essere quello dei Manoluc. Come quando puntiamo la più figa della festa: “l’importante è provarci!”. La cosa vale anche in forma passiva, ovviamente, cioè farci riconoscere da chi ha seguito percorsi affini. E’ un bel modo romantico di lanciare messaggi radio dal nostro remoto pianeta situato nelle periferie estreme della galassia musicale e letteraria per vedere quale strano alieno si riconoscerà nella nostra proposta! (Tommaso Napolitano, Voce).

5) Credete che la vostra musica possa avere un seguito in una nazione come la nostra, oppure pensate ci siano nazioni più ricettive per il vostro sound?
Mi capita a volte di sentir dire che un gruppo che canta in italiano si preclude la possibilità di essere conosciuto all'estero, ma è veramente così? Credo che un cantante che usa la sua lingua madre si senta molto più a suo agio, anche in fase di scrittura, e questo poi nel risultato finale conti parecchio. A volte ascoltando cantanti non madrelingua che si cimentano con l'inglese percepisco un certo loro affanno nella pronuncia e nel dare al testo la giusta espressività. Senza contare che l'italiano è una lingua molto apprezzata all'estero per la sua musicalità, probabilmente addirittura più all'estero che da noi italiani, e che ormai è estremamente facile reperire testi e traduzioni su internet. Inoltre credo che per noi sia più importante fare il possibile per dare al pubblico qualcosa che riteniamo di qualità, piuttosto che accodarci bovinamente a quello che fanno gli altri. Qui da noi abbiamo ricevuto commenti entusiastici per l'uso dell'italiano e anche alcune critiche, tutto largamente previsto! (Alessandro Attori, chitarra).

6) In quanto tempo avete scritto queste canzoni e poi concluso tutto, e dove è stato registrato "Asa Nisi Masa"?
Le prime canzoni sono nate nel 2016 e abbiamo proseguito nei 3 anni successivi a scrivere gli altri pezzi. Di sicuro non siamo una di quelle band che si chiude in una sala prove per 2 settimane e tira fuori un album; ci piace lavorare senza un orologio o un calendario e ci piace sperimentare diverse soluzioni per ogni canzone prima di decretarla più o meno finita. Gli stessi testi che scrive Tommaso necessitano del loro tempo. A novembre del 2019 siamo entrati al Funktastic Studio di Federico Marcon, a Pagnacco (periferia di Udine), lo stesso che aveva registrato il nostro primo album. Siamo voluti tornare da lui perché è giovane, professionale e non è un metallaro, cosa molto importante perché in questo modo siamo rimasti liberi da influenze e sonorità che ci avrebbero portato verso un suono più standardizzato e tutto sommato banale. Sappiamo che alcuni non apprezzano questa scelta ma come dicono a Roma, "sticazzi". Il disco di fatto era quasi finito nel marzo 2020, poi è arrivato il Covid ed è rimasto nella culla per quasi un anno. (Nicola Revelant, batteria).

7) Cosa ne pensate dell’emergenza Covid-19? Voi svolgevate attività live?
Negli ultimi 5 anni abbiamo avuto la fortuna di suonare in quasi tutti i principali festival metal della nostra regione e in quei purtroppo pochi locali che ancora organizzano concerti metal. Il 7 marzo 2020 avremmo dovuto suonare al "Lupus in fabula" del nostro amico Luca Hellfo Bressani, cantante dei Sacrabolt. La sera prima ci ha scritto che era costretto a chiudere e da lì è iniziata questa lunga pausa forzata che purtroppo non è ancora finita. Per noi però si tratta di una pausa dalla nostra passione, purtroppo per molte persone è una questione di come arrivare a fine mese. Non siamo dei virologi (è bene chiarire questo aspetto nel caso Burioni legga questa intervista) per cui non abbiamo una soluzione. Di sicuro speriamo che nei prossimi mesi si trovi il modo per poter riprendere anche con la musica live. Si possono fare le riunioni in streaming, ma non i concerti! (Nicola Revelant, batteria).

8) Come pensate di promuovere il vostro album in questo periodo così particolare?
Non potendo suonare dal vivo e quindi promuovere il nostro lavoro con l’attività live, utilizziamo al massimo gli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione. Oltre alla nostra pagina Facebook e YouTube, la vendita dei CD avviene tramite il portale BandCamp che offre un ottimo servizio. Per la promozione ci affidiamo ad agenzie preposte a questo scopo. (Giulio Cucchiaro, basso).

9) Quali sono i vostri piani più imminenti?
Appena si apre uno spiraglio fare un concerto qui dalle nostre parti e presentare il disco nuovo. Preferiamo non aggiungere altro in merito ai nostri progetti live, la situazione è ancora troppo incerta, ma ci teniamo a sottolineare ancora una volta che per noi è sempre stata una parte molto importante del nostro impegno nei Manoluc ed è quindi un vero peccato non poterlo fare! In base all'accoglienza che riceverà "Asa Nisi Masa" nei prossimi mesi valuteremo se, e con che tempistiche, tuffarci nella realizzazione del nostro terzo album. Ho già musica sufficiente per un altro disco e anche qualcosa di più, ma come da nostra tradizione ci confronteremo tutti e quattro, accogliendo le proposte di ognuno e arrangiando insieme pezzo per pezzo. (Alessandro Attori, chitarra).

10) A voi l’ultima parola, un saluto!
Ringraziamo tutti quanti hanno già acquistato "Asa Nisi Masa", disponibile in formato fisico e digitale su bandcamp e chi ci ha sostenuto comprando "Carcosa" e venendo ai nostri concerti! Siamo fiduciosi di farvi divertire al più presto con la nostra musica dal vivo e bere qualcosa insieme a fine concerto! Viva!


By Redazione

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