Vuoi qui il tuo annuncio? Scrivi a: hmmzine@libero.it

YNGWIE J. MALMSTEEN's RISING FORCE "Attack!!" (Recensione)


Full-length, Steamhammer 
(2002)

Inizia con questo disco la mia personalissima carrellata sullo svedesino tutto pepe per Heavy Metal Maniac, un progetto a cui pensavo da tempo e che ora finalmente si concretizza. Ho deciso di iniziare con “Attack!!”, quattordicesimo (se non erro) album in studio di Malmsteen, per un semplice motivo: è l'ultimo suo disco che ho ascoltato per intero! C'era forse un motivo particolare dietro il fatto che io abbia smesso di seguire i suoi dischi? Istinto, più che altro: si dice sempre che vale la pena di conservare un buon ricordo di qualsiasi cosa, perciò sono contento di aver abbandonato la “nave” quando era ancora col vento in poppa, in modo da poter riconoscere appieno il valore di un artista che ha rivestito un'importanza fondamentale per l'evoluzione e la diffusione dell'HM – nelle sue declinazioni hard'n'heavy, epic o power. Continuando con le premesse, sono perfettamente cosciente che qualche anno dopo la stessa formazione avrebbe rilasciato “Unleash The Fury”, ma va bene così: né questa prospettiva, né il successivo ingresso di Tim “Ripper” Owens a sostituire Doogie White hanno solleticato la mia curiosità. Un processo naturale? Probabile. Poi magari la versione di “Mr. Crowley” di Ozzy cantata da Owens ha fatto il resto, chissà...

Veniamo comunque al disco, che come avrete immaginato sarà il primo di una carrellata “a ritroso”... un elemento che salta agli occhi è il fatto che “Attack!!” esca per Steamhammer / SPV, una delle ultime volte che una label “di peso” darà fiducia al Nostro – che peraltro si dedicherà prevalente all'autoproduzione da qui in poi; in più, alla batteria troviamo Patrick Johansson (nessuna parentela con l'illustre predecessore Anders) a sostituire il solidissimo Macaluso, mentre gli slot residui sono coperti da Derek Sherinian e Doogie White, freschi freschi di due esperienze d'alto profilo come i Dream Theater e i Rainbow. Sherinian è più che altro un ospite di lusso pagato per mettere i tappeti con i cori gotici, ma se a loro stava bene così... sicuramente Schenker lo avrebbe impiegato con maggior cognizione, quasi vent'anni dopo.

L'album inizia prepotentemente con “Razor Eater”, una vera e propria ondata di scale neoclassiche su cui si staglia quella timbrica solenne che avevamo imparato ad apprezzare su “Stranger In Us All” dei Rainbow; non che Yngwie abbia azzeccato al 100% tutte le sue opener, ma questa è di tutto rispetto, così come la più che sufficiente “Rise Up”, sorta di “Deja Vu” parte seconda con il suo incedere roboante (un filone poi ripercorso anche dalla title track). Il nucleo del disco è alle porte, con lo spirito di Blackmore che riemerge prepotentemente su “Valley Of Kings”, un pezzo su cui si respirano tutte le atmosfere del proto-power e anche dell'apporto fondamentale dato dalla Rising Force negli anni d'oro. Insomma, un pezzo che da solo varrebbe tutto il disco, specie se accoppiato con l'incalzante “Ship Of Fools”, che lascia pochi dubbi su chi sia il Maestro indiscusso del power neoclassico. E a proposito di maestria, non si può negare come quest'album dispieghi tre strumentali di un certo livello, “Baroque & Roll” (poi spesso ripresa nei suoi video didattici), la melliflua “Majestic Blue” e la conclusiva “Air”, la versione in studio definitiva della celebre Aria sulla Quarta Corda di Johann Sebastian Bach, che gli appassionati ricorderanno come introduzione a “Black Star” all'epoca del “Live in Leningrad”.

Certo, il progredire della tracklist mostra un po' la buccia, facendo sospettare che il buon Malmsteen abbia messo in cima i pezzi più interessanti relegando i filler alla seconda parte. Sicuramente la lunghezza è un difetto riscontrabile (e comune ad altri lavori dello stesso periodo), cui si aggiunge la strana impressione che la voce di White perda di intensità man mano che la scaletta va avanti, neanche fossimo dinanzi a un disco dal vivo – anche se, conoscendo i metodi rudimentali utilizzati dal Nostro in fase di produzione, il sospetto che la lavorazione sia stata un po' artigianale è più che fondato. Restano da menzionare la rocciosa “Stronghold” (ma “Faultline” era un'altra cosa, poco più di dieci anni prima), la stryperiana “In The Name Of God” (anche per la musica, non solo per il tema!) e “Freedom isn't Free”, apparentemente un bluesaccio divertente e scanzonato, se non fosse che rappresenta uno dei presagi che anticiperanno il disastro degli anni successivi, con Yngwie padrone assoluto del microfono. Il resto? Tra l'ordinaria “Valhalla” e quella “Iron Clad” che porta con sé una progressione contrappuntistica vagamente reminiscente del modello bachiano, giunge la bonus per il mercato giapponese “Nobody's Fool”, che ci ricorda tanto quella “All Night Long” suonata assieme a Graham Bonnet per un tour intero. E anche qui torniamo sui Rainbow, per quello che è sicuramente il disco più vicino al modello istituito dalla corte di Blackmore a partire dal 1975 e poi giunto (appunto) fino a Doogie White. Curiosità: secondo la vulgata, i due punti esclamativi dopo il titolo rappresenterebbero le Twin Towers; voi che ne pensate?

Francesco “schwarzfranz” Faniello
Voto: 72/100

Tracklist:
1. Razor Eater 03:27 
2. Rise Up 04:33 
3. Valley of Kings 05:43 
4. Ship of Fools 04:16 
5. Attack!! 04:25 
6. Baroque & Roll 05:56 
7. Stronghold 04:18 
8. Mad Dog 03:24 
9. In the Name of God 03:38 
10. Freedom Isn't Free 04:08 
11. Majestic Blue 06:03 
12. Valhalla 06:44 
13. Touch the Sky 05:02 
14. Iron Clad 04:58 
15. Air (Theme by J.S. Bach) 02:35 

DURATA TOTALE: 01:09:10

Line-up:
Yngwie Malmsteen: Vocals (lead) (track 10), Guitars, Bass, Guitar Synthesizer, Vocals (backing), Sitar, Cello, Keyboards
Derek Sherinian: Keyboards
Patrick Johansson: Drums
Doogie White: Vocals

Weblinks:
Facebook
Homepage

Nessun commento