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Chitarra, estro e genio: DEMETRIO "DIMITRY" SCOPELLITI (Intervista)


Per noi è un piacere ospitare un artista di talento come Demetrio "Dimitry" Scopelliti, che ci ha regalato un nuovo album davvero ottimo come "V" (recensione QUI). Siamo andati quindi ad intervistare Demetrio per scoprire qualcosa di più su di lui come uomo e artista, ma anche per capire meglio la genesi del suo ultimo lavoro discografico. Buona lettura!

1 - Ciao Demetrio e benvenuto su Heavymetalmaniac.it. Vogliamo parlare della realizzazione di "V" e di questa nuova edizione?
Ciao e grazie mille sia per la recensione che per l’intervista. “V” è stato scritto e registrato in pieno Covid, da Marzo 2020 a Gennaio 2022. Il fatto che non abbia suonato concerti e che abbia insegnato da casa su web in quei 2 anni ha fatto si che potessi concentrarmi quasi full time sul disco. Il disco esce su monicker “Demetrio Scopelliti” il 10/04/22 ma causa scarsa promozione della ex promo agency plus il fatto che ero occupato con altri progetti è passato un po’ in sordina. Ho allora pensato di remixare e rimasterizzare il tutto aggiungendo 3 bonus e utilizzare il più consueto monicker “Dimitry” e affidare la promozione a Trevor di Nadir che sta facendo un ottimo lavoro.

2 - La copertina è davvero molto bella. Chi l'ha realizzata?
Mark Bridgeman, artista e grafico tedesco. Ha fatto anche il lavoro grafico sul mio disco precedente “The Silent Watcher”.

3 - Possiamo definirti un veterano della scena metal italiana e quindi viene spontaneo chiederti: come hai visto cambiare il metal in Italia durante gli ultimi decenni?
Ho iniziato a suonare in bands negli anni '90 e vissuto l’underground in quegli anni ma dal 2000 circa ho sempre guardato all’estero perché ovviamente le opportunità in Italia erano completamente assenti e non parlo solo a livello musicale. Attualmente risiedo in Norvegia dal 2008 ma sono stato in tour all’estero di continuo (US, Asia, Europa, etc..) in quasi tutti gli anni 2000 per cui mi sono perso l’evoluzione della scena italiana. Ho visto che almeno una decina di bands italiane all’estero si sono fatte valere. (Un po’ poche se consideriamo una popolazione di 60 milioni.). Le band certo non mancavano, quello che mancava erano sicuramente le strutture ma soprattutto la mentalità..

4 - Vogliamo parlare delle tue influenze musicali?
Molto varie. Sicuramente pop, rock e blues in tenera età per poi passare al metal anni 80, 90, metal estremo a inizi 2000 per poi passare al progressive metal, la fusion, jazz, funky.


5 - Pensi che questo nuovo "V" abbia degli elementi inediti del tuo sound? E quali sono i più importanti secondo te?
Questa domanda è molto interessante ed al tempo stesso molto difficile da rispondere. Mi è stato già chiesto in altre interviste ma ho fatto un po’ fatica.. Sai, essendo l’autore della musica mi risulta molto difficile fare un’analisi distaccata; ci proverò comunque. Sicuramente il goal/target del disco era quello di scrivere un disco che rispecchiasse il sound che avevo in mente, un suono moderno, orchestrale, epico. L’estetica del disco è la stessa di “TSW” oppure del precedente “TAOC”. Ho voluto in parte accorciare la durata dei brani rendendo il materiale più essenziale nella durata nonostante ovviamente a tratti il disco sia molto complesso. Ho voluto che ogni singola nota (e ce ne sono tante) avesse un suo peso a livello musicale. Ho migliorato la produzione, ho fatto un mastering meno spinto che mi desse la possibilità di valorizzare le dinamiche dei vari brani, specialmente le parti acustiche... Ho suonato tutti gli strumenti, il che mi ha dato la possibilità di arrivare a realizzare in maniera più accurata la mia visione come compositore.

6 - Il tuo sound è incentrato sulla chitarra, tantochè il tuo album è interamente strumentale. Però hai suonato anche altri strumenti in "V". Dopo la chitarra, qual è lo strumento con cui ti senti più a tuo agio?
Ovviamente la chitarra è il mezzo principale col quale mi esprimo, a livello ritmico in fase di scrittura e le leads rappresentano quello che la voce rappresenterebbe in un contesto di “Band”. Nonostante tutto mi piace scrivere canzoni e non “noodle around over backing tracks”. La musica ha la precedenza assoluta su tecnica e “virtuosismo”. La tecnica è solo un “tool” che uso per esprimere le idee a tratti “confuse” che ho in testa, questo potrebbe essere il motivo per cui certi brani possano uscire fuori così complessi. Scrivere per me è un processo meditativo che mi mantiene nel “present moment”. Riguardo agli altri strumenti, sul disco suono tutto, chitarre, basso, drums (quelle non scritte sono suonate, esempio “Euphoria”, “Grey”) e tutte le orchestrazioni, mix e mastering.

7 - Ci puoi parlare dei tuoi inizi come musicista. Come è partito tutto?
Iniziai a suonare la chitarra perché sicuramente sempre attratto dallo strumento, inoltre altri in famiglia suonavano la chitarra, mio padre su tutti. Il goal è sempre stato quello di mettere su una band, cosi a 14 anni fondai i “Vertigo” coi quali registrammo un demo per poi scioglierci dopo 1 annetto, nel 1995 fondai gli Arcadia col batterista Edoardo Nicodemo, coi quali suoneremo nei prossimi 22 anni per poi finire in Hiatus (dal 2017). Con gli Arcadia abbiamo inciso 5 album e fatto tour in US, Europa, Asia, etc anche da spalla a band gigantesche.. Nel 2008 ho rilasciato il mio primo solo Ep “Evolution”, seguito dal secondo Ep “Codex Magika” per poi rilasciare il mio primo “Full Length” “The Art Of Complications” nel 2016, “The Silent Watcher” nel 2018 e “V” nel 2022.

8 - A te le ultime parole.
Al momento sto lavorando ad un nuovo disco con la sassofonista Aina Davidsen, Norvegese; questo infatti sarà la mia prossima produzione, Instrumental Symphonic Rock, un misto tra Stravinsky ed i Meshuggah, Invito i lettori a seguirmi sui social, YT, FB e Instagram. Grazie mille per lo spazio concessomi e a presto.

Intervista a cura di Sonia Wild

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