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SILEM "Hidden Among the Dales" (Recensione)


EP, Join This Order releases and propaganda
(2023)

Black Metal d’altri tempi per questo gruppo torinese, in cui vediamo, tra gli altri, Deadman impegnato negli strumenti a corda e Summun Algor, che già avevo apprezzato in Adversam e Lilyum, ad occuparsi della batteria. Abbiamo perfino una voce femminile, a fare da ospite in uno dei 4 brani, ma a questo punto non cadete nel tranello: non stiamo parlando di divagazioni sinfoniche, o di commistioni con il gothic metal, come si usava fare negli anni ‘90: no, qui abbiamo purissimo e nerissimo Black Metal con influenze provenienti, semmai, dalla musica Ambient.

Le sezioni dominate dai synth sono ben integrate nella trama sonora costituita da chitarre riverberate (un po’ troppo indefinite, a volte, ma credo sia una scelta consapevole per ottenere un’aura spettrale come colore sonoro di base) e immancabili blast-beat alternati a rallentamenti carichi di enfasi nefasta. Una formula da sviluppare ulteriormente: spesso chi miscela Black Metal e Ambient, o Dungeon Synth, tende a mantenere le due entità separate, operando mediante intermezzi sintetizzati all’interno dei brani, che a volte spezzano un po’ troppo il discorso musicale, oppure con brani ad hoc, più o meno estesi, da alternare alle sfuriate più canoniche.

Qui già abbiamo, invece, una sovrapposizione, una simultaneità delle due istanze, e su questo i Silem dovranno lavorare, in modo da ottenere una soluzione davvero ben articolata: ci sarà magari da espandere la struttura dei brani, da prestare più attenzione, se lo si desidera, alla formulazione di melodie in cui chitarre e synth dialogano fra di loro. Si tratta di un EP, quindi la quantità di materiale proposto è limitata, però già consente di farci un’idea chiara di cosa propongono questi Silem: nulla di miracoloso, niente che si azzardi anche solo di rivedere le regole del genere! Siamo nel 2023, ma se chiudiamo gli occhi, durante l’ascolto, e pensiamo al 1993, potremmo credere benissimo che il tempo si sia fermato.

Piccola nota a favore delle vocals: adoro questo approccio allo scream su timbriche più catacombali, in quanto, pur forse non pareggiando in profondità il growl del Death Metal, ci ritroviamo comunque con una valida alternativa all’ormai classica, abusata impostazione vocale del Black Metal.

Recensione a cura di  Luke Vincent
Voto: 70/100

Tracklist:

1. The Hermit and His Invocation 
2. Perceive the Afterlife 
3. The Necromancer 
4. Margota the Witch

Line-up:
Doc - vocals
Deadman - guitars, bass
Essyllt - synths
Summum Algor - drums
Rebecca "The Ivy Lady" Russo - female vocals on "Perceive the Afterlife"

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