DEFTONES "Private Music" (Recensione)


Full-length, Reprise Records
(2025)  

Trent'anni di carriera e dieci album sono già di per se un risultato impressionante per una band che era nata sull'onda del filone nu metal, ma che presto rivelò ben altre sfaccettature e qualità insospettabili, capaci di far breccia poi nei cuori dei fruitori della musica sia alternative in senso ampio, che metal. Purtroppo, per me questo album rappresenta un qualcosa di non entusiasmante, e dopo ripetuti ascolti posso dire che sta ben al di sotto di un album come "Ohms", che tutt'ora reputo come uno dei punti più alti dell'ultima parte di carriera di questa band di sacramento, se non il più alto, grazia alla sua oscurità al limte molte volte col doom/stoner metal.

Sarò strano ma vi dirò di più: per me questa band dopo i primi tre album non ha mai più davvero realizzato capolavori, ma indubbiamente ha mantenuto una qualità media elevata, che poche altre band simili (vedi Korn) hanno saputo mantenere. Questo album parte col freno a mano tirato e le varie "My Mind Is A Mountain2, "Locked Club" e "Ecdysis" non convincono per nulla. Sono canzoni dozzinali e banali, dove anche Chino Moreno fa fatica ad azzeccare la linea vocale vincente. L'unico che davvero si salva è Abe Cunningham, batterista potente e sempre incisivo che riesce sempre a fare la differenza.
 
Il primo sussulto si ha con "Infinite Source", pezzo che finalmente riesce ad evocare i Deftones migliori, ma anche più melodici e abbordabili, e che quindi colpisce più per il suo bel ritornello, e non tanto per la sua qualità musicale globale, ma di fatto è la prima canzone davvero buona del disco. Stesso discorso per la successiva "Souvenir" che però appare più spenta e noiosa. Non cambiano troppo le carte in tavola nemmeno le seguenti "Cxz" e soprattutto la soporifera "I Think About You All The Time", mentre il vero pezzo bello arriva con "Milk Of The Madonna", primo singolo estratto da questo album, e dove finalmente si sente di che pasta è (o era?) fatta questa band. Qui c'è la potenza, la malinconia, le venature dark degli esordi ed ecco che tutto torna, anche se non siamo al cospetto di un brano che possa minimamente competere con le eccellenze del loro album migliore, ovvero "Around The Fur". Finale dell'album nuovamente soporifero ed inutile con le piatte "~Metal Dream" e "Departing The Body", mentre si salva "Cut Hands", grazie a riff cattivi e che riportano alla prime composizioni della band.

Spiace parlare non troppo bene dei Deftones, una band che ho amato agli inizi della loro carriera, ma che album dopo album ha perso qualcosa per strada, e soprattutto dopo la scomparsa del bassista Chi Cheng non ha più saputo stupire, registrando album che vanno dal sufficiente al discreto. La verità è che questa band ha chiuso con l'eponimo album del 2003 la sua fase più significativa, quella dove hardcore, darkwave e nu metal si intersecavano per regalare brani diretti, devastanti, tristi, toccanti. Dei veri inni al nichilismo che man mano si sono ridimensionati a brani più accessibili, lineari e, come nel caso di questo "Private Music", fin troppo facili ed accessibili e rivolti ad un pubblico quasi pop. Disco sufficiente, non bruttissimo di certo, ma lontanissimo da ciò che i Deftones erano ad inizio carriera.

Recensione a cura di Sergio Vinci
Voto: 62/100

Tracklist:
1. My Mind Is A Mountain
2. Locked Club
3. Ecdysis
4. Infinite Source
5. Souvenir
6. Cxz
7. I Think About You All The Time
8. Milk Of The Madonna
9. Cut Hands
10. ~Metal Dream
11. Departing The Body

Line-up:
Abe Cunningham - Drums
Chino Moreno - Vocals, Guitars
Frank Delgado - Keyboards, Synth
Fred Sablan - Bass
Stephen Carpenter - Guitars

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