OIGRES “Don’t Stay Close to Me” (Recensione)


Full Length, The Triad Rec/Ghost Record Label
(2025)

Il Metal ha un’antica storia di contaminazione, la più importante delle quali è il punk. Con l’avvento della new wave gruppi come Killing Joke producevano musica dark e pesante contaminata con l’hardcore progenitore del grindcore, lontana dagli interessi radiofonici e delle case discografiche, si ottiene così quello che è chiamato industrial metal. 

Quest’album, secondo lavoro del progetto degli italiani Oigres, di cui il solo Sergio Vinci si è occupato della composizione, dell’esecuzione e della produzione dei brani, è molto più vicino ai Godflesh che al groove metal di derivazione thrash. Innanzitutto, nonostante i groove contagiosi, “Don’t Stay Close To Me” non si può ballare, la batteria è cupa e ha il suono di un martello, c’è molta dissonanza, la voce è disperata e di matrice hardcore. Ed è questo che distingue “Dont Stay Close to Me” da altri album groove metal. Il groove inteso come ritmo ha bisogno di abbandonare completamente le radici di stampo death o thrash metal; i ritmi groovy sono presenti, pesanti e ripetitivi ma inseriti in un contesto di produzione fredda e meccanica senza alcuna interferenza rock/blues. Nonostante tutto l’album evoca la solitudine di vivere in ambienti metropolitani circondati dal cemento.

Altri fattori che rendono interessante questo debutto idiosincratico sono la componente melodica molto vicina a certo black metal di stampo depressivo in brani come in “I Walk Slowly”, i ritmi Celtic Frostiani di “Eartquake Of Damned Soul”, brani vicini a sonorità sludge come “World Whore”, più vicina al post hardcore la conclusiva “For You”. Se il black metal cattura quindi la disperazione dell’individuo dinanzi alla natura, album come questo ottengono un effetto simile in un ambiente urbano. L’uomo è oppresso dal cemento e dalla solitudine figlio dall’industrializzazione. Esempi di questo tipo di groove sono tutto fuorché comuni, si possono citare oltre ai Godlflesh, i Fear Factory e certi Napalm Death di un disco come "Utopia Banished". 

Alla luce di questo, i musicisti groove metal faticano ad allontanarsi dalla versione "chug" alla macho del thrash metal, da un nu metal a basso costo e ad abbracciare queste "nuove" forme di musica pesante, album come “Don’t Stay Close To Me” rappresentano quindi un’eccezione.

Recensione a cura di Gabriel "Althos" Aldo
Voto:72/100

Tracklist:

1. No Life
2. Don’t Stay Close To Me
3. Earthquake Of Damned Soul
4. World Whore
5. I Walk Slowly
6. Cold Wind
7. My Shadow
8. For You

Line up:
Sergio Vinci - Everything

Web:

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