DARKTHRONE "Pre-Historic Metal" (Recensione)


Full length, Peaceville Records 
(2026)

Ogni nuovo album dei Darkthrone è sempre atteso e commentato dalla fanbase black metal, nonostante i cambiamenti di suono via via avvenuti a partire da “Panzerfaust” e giunti a pieno compimento a partire da “The Cult Is Alive” del 2006. Tra chi prende per oro colato il nuovo corso e chi rimpiange la trilogia storica che a partire dal 1994 ha ispirato tantissimi epigoni — da apprezzabili progetti ancora più lo-fi come Ildjarn, a band come Taake e Nargaroth, fino al black metal degli anni 2010 del post-millennio di formazioni come Inquisition e Mgła e, per ultimo, il fenomeno del blackgaze degli “hipster” delle caffetterie di New York — nessuna band black metal è stata più influente dei Darkthrone. Da questo punto di vista non c’è da stupirsi che Fenriz e Nocturno Culto a un certo punto abbiano issato la bandiera dell’old school metal e del metal “preistorico”, rifugiandosi nella musica con cui erano cresciuti, delusi da quella scena di cui erano non solo parte integrante ma anche fondatori. I Darkthrone, in un modo o nell’altro, ci sono sempre stati. La nostra analisi cerca di essere equidistante dalle varie posizioni, basandosi unicamente sul prodotto artistico che, in quanto tale, è l’unico disvelamento possibile.

“Pre-Historic Metal” prosegue da dove “Eternal Hails......” del 2021 e “Astral Fortress” del 2022 avevano lasciato. Riff speed/thrash metal si alternano a sezioni heavy/doom, spesso senza sviluppare pienamente né gli uni né gli altri, con richiami a chitarre black metal anni ’80 vicine ai Sarcófago, come nella title track. Nulla di nuovo: la solita “fanfara” che i Darkthrone moderni propongono da “Under a Funeral Moon” per chi scrive — o, più verosimilmente, da “Underground Resistance”, ultimo album davvero di rottura in questa fase. In questa miriade di riff e stili che condiscono brani più simili a un collage che a composizioni compatte, la voce di Fenriz prova a mettersi sullo stesso piano dei teatrali crooner heavy metal anni ’80 come Ronnie James Dio e King Diamond, riuscendoci a tratti, come già sperimentato nel progetto Coffin Storm del 2024.

Dove questo album pecca per mancanza di concretezza e di un indirizzo preciso, a dispetto della spavalderia esibita in copertina, recupera però sul piano del carisma. L’ugola di Fenriz, tra falsetti e registri acuti, non suona come un freddo tributo ai singer del circo speed metal anni ’80, ma mantiene una componente personale e imperfetta che, proprio per questo, risulta interessante e riconoscibile, capace di emergere nell’odierno marasma di voci growl spesso stereotipate o eccessivamente processate. Nocturno Culto, cantante titolare, offre invece una prestazione ineccepibile e all’altezza della sua fama, ritrovando in parte lo smalto che sembrava attenuato nel disco precedente.

C’è quindi molto da criticare, ma non si può fare a meno di elogiare il mastering “umano” di Jack Control, in grado di donare una patina quasi punk agli album, così come la prestazione dei musicisti che questa volta si sono divisi equamente i compiti al di là della batteria. Sul versante ritmico Fenriz si attiene non solo ai classici 4/4 di stampo hard rock a tempo medio, ma quando vuole — come nel caso della title track — torna dopo molto tempo a utilizzare i blast beat. Perfino il basso è finalmente perfettamente udibile e non sepolto nel mix.

I synth sono utilizzati in “I Marched to the Sunken Empire”, nel finale di “They Found One of My Graves?” e nella parte centrale di “Siberian Thaw”: soluzioni basate su ripetizione e ritmi ipnotici, vicine a certe derive del rock psichedelico tedesco. Probabilmente in futuro i Darkthrone potrebbero esplorare maggiormente questo tipo di direzione, sviluppando più a fondo le loro influenze heavy psych anni ’70, abbandonando ogni pretesa di metal estremo. Forse sarebbe anche più coerente. Nel frattempo, però, strappano un’abbondante sufficienza.

Recensione a cura di Gabriel Althos Aldo

Tracklist:

1. They Found One of My Graves 
2. Pre-Historic Metal 
3. Siberian Thaw 
4. Deeply Rooted 
5. The Dry Wells of Hell 
6. So I Marched to the Sunken Empire 
7. Eat Eat Eat Your Pride
8. Eon 4

Lineup:
Fenriz - Drums, Vocals, Guitars, Bass
Nocturno Culto - Vocals, Guitars, Bass

Web:
Facebook
Instagram
Spotify

Nessun commento