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Intervista: JACK BRAIN


Jack Brain tocca quota dieci album e non solo, lo fa in circa dieci anni! Un musicista dedito in modo esemplare alla propria arte che non è mai sceso a compromessi e che forse molti non vedranno molto attinente col nostro sito, che tratta perlopiù metal underground...Ma noi crediamo che la durezza e un certo spirito ribelle si nasconda negli album di questo polistrumentista e che forse il metal non è proprio distantissimo da certi fragori industrial e certe melodie anti-commerciali proposte dal nostro nel suo ultimo parto, intitolato "Designing Chaos".
PS: A questo link trovate la nostra recensione di "Designing Chaos".

01. Ciao Giacomo e benvenuto su Heavymetalmaniac.it. Partiamo dal tuo monicker, cosa significa di preciso?
Ho scelto questo monicker perchè tutto è nato dal desiderio di sfogare la mia creatività senza vincoli e far uscire fuori ciò che avevo in mente sia dal punto di vista musicale che dei testi. Ho optato fin dal principio per l'idea di one man band perchè desideravo che il progetto rispecchiasse me stesso totalmente. Poi sono appassionato di fumetti e il "Brain" del monicker è un'idea presa in prestito dal fumetto di Miguel Angel Martin "Brian the Brain" che consiglio assolutamente visto che si tratta di una delle storie più originali e interessanti degli ultimi anni.

02. "Designing Chaos" è il tuo ultimo album, ne vogliamo parlare?
Inizialmente avevo pensato di realizzare un disco totalmente strumentale e mi stavo muovendo in una direzione che privilegiava il jazz/progressive rock. Dopodiché ho cominciato a scrivere brani più aggressivi ed elettronici e si è insinuata l'idea di avvicinare questi due mondi contrastanti. Provando ad unire tutte queste canzoni ho pensato che l'amalgama del progetto fosse molto particolare e funzionale, così è nato “Designing Chaos”.

03. Quali sono le band che ti hanno influenzato agli esordi e quali ancora hanno un certo peso per te?
Agli esordi ero molto influenzato dal grunge più scuro e claustrofobico di Alice in Chains e primi Nirvana ma anche da molta darkwave. Queste band continuano comunque ad avere un certo peso per me, adoro quel periodo musicale anche se di disco in disco il progetto è cresciuto moltissimo spaziando in tanti generi, risultando più vario rispetto ai primi lavori che erano sicuramente più pesanti per via della ripetitività delle atmosfere. Nonostante ciò ritengo molto validi anche quei dischi, soprattutto il secondo "The Seeker" che è stato il punto di arrivo della fase post grunge e ha rappresentato allo stesso tempo un nuovo inizio.

04. Parliamo un po' di come nasce solitamente un tuo brano e in generale del processo compositivo e di registrazione.
Solitamente abbraccio la chitarra e le idee e i riff arrivano immediatamente, altre volte invece inizio da arrangiamenti al computer ma è più raro. Se cerco di realizzare qualcosa a tavolino non esce mai nulla di interessante, le idee più belle e che mi convincono di più sono quelle che catturo appena prendo la chitarra che nascono casualmente e a primo impatto, dopo un po' che suono smettono di arrivare input e poso la chitarra per riprenderla in un altro momento. Quindi catturo l'attimo e poi registro immediatamente l'idea elaborando i suoni.


05. Jack Brain è sempre stato una one man band oppure all'inizio era una band vera e propria? E come mai questa scelta?
Il progetto è sempre stato una one man band perché è nato proprio come valvola di sfogo personale. Ho avuto in passato comunque tanti gruppi dove ho collaborato con molti cantanti differenti scrivendo solo le musiche. Mi piacerebbe comunque in futuro formare una nuova band da chitarrista; è sempre difficile però trovare collaboratori che condividono le tue idee e con cui si crea una certa alchimia.

06. Cosa pensi che offra Jack Brain di diverso in ambito alternative rock?
Penso che l'utilizzo di accordature dissonanti e particolari e delle atmosfere oniriche e bizzarre siano caratteristiche che rendono unico questo progetto, pur rientrando sempre in un ambito alternative rock.

07. Cosa significa per te suonare una musica anti commerciale? O pensi che invece possa avere un grande potenziale?
Penso che la mia musica abbia un grande potenziale commerciale, ma io ho sempre fatto di tutto per evitare questo e rendere il progetto il più interessante e personale possibile a discapito della facile presa sui fan di qualunque genere. Quindi anche se si trovano melodie orecchiabili le ho completamente destrutturate creando un'atmosfera particolare e straniante.

08. Cosa pensi della fruizione della musica di oggi? Sei a favore della digitalizzazione o pensi che abbia in qualche modo danneggiato la musica, e soprattutto le piccole band?
Sono a favore della digitalizzazione per quanto riguarda la disponibilità dei programmi per l'aspetto compositivo, perché ha permesso a tantissimi artisti che non avevano possibilità economiche o grandi mezzi di potersi esprimere. Per quanto riguarda il concetto di fruizione come è inteso oggi invece non mi piace per niente, si è perso completamente il concetto di realizzare un disco come una vera e propria opera d'arte. Mi capita di ascoltare molto spesso piccoli singoli senza creatività con produzioni “plasticose”, caricati su Spotify al solo scopo di essere utilizzati come sottofondo per piattaforme come TikTok o Instagram. Il problema sono comunque le grandi case discografiche che non aiutano ciò che è realmente valido ad emergere. Molti progetti interessanti spariscono nel marasma delle proposte e le major, finanziando e pubblicizzando musica di basso livello, contribuiscono ad un impoverimento culturale che va avanti ormai da più di una decina di anni.

09. Abbiamo finito, concludi come vuoi l'intervista!
Grazie mille davvero per l'intervista, lascio il mio link bandcamp dove si possono ascoltare tutti i dischi che ho realizzato finora per i curiosi : https://jackbrain.bandcamp.com .


Intervista a cura di Sonia Wild

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